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Anche le carte indiane lo dicono: i Marò sono innocenti

by Roberto Derta
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marò itlosRoma, 12 set – Non sono stati loro. Ormai anche gli scettici, gli anti-italiani e gli anti-militaristi per principio, devono arrendersi: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono innocenti.
I due fucilieri di marina vengono ora scagionati addirittura dalle stesse carte che i legali indiani hanno consegnato al Tribunale internazionale per il diritto del mare di Amburgo.
Nei documenti consegnati dai legali indiani si legge infatti che il proiettile estratto dal cervello di uno dei due pescatori è troppo grande per essere uscito dalle armi dei marò.
Quello misurato dal medico aveva un’ogiva di 31 millimetri, una circonferenza di 20 millimetri alla base e di 24 nella zona più larga. Le munizioni in dotazione ai Marò, invece, sono dei calibro 5 e 56 Nato. Il proiettile italiano misura solo 23 centimetri, quindi è evidente che quello estratto dalla testa del pescatore non possa essere stato esploso dai mitra Minimi e Beretta Ar 70/90 di Latorre e Girone.
Panico a Repubblica, dove spiegano (o forse sperano) che “l’India potrebbe aver inviato ad Amburgo una vecchia perizia con misurazioni fatte in maniera approssimativa poi soppiantata da una nuova perizia fatta anche alla presenza di carabinieri italiani i cui risultati invece confermerebbero la compatibilità delle misure del proiettile estratto dalla testa di uno dei due pescatori indiani uccisi, con quelle in dotazione dei militari italiani”.
Il che, se anche fosse vero, confermerebbe una volta di più il livello raffazzonato e dilettantesco della giustizia indiana.
Ma non è solo la questione dei proiettili a far emergere dubbi sulle carte presentate dagli indiani. I testimoni dei fatti del 15 febbraio 2012 hanno, infatti, reso deposizioni in fotocopia, tutte stranamente uguali fra loro, tanto da far dubitare della veridicità delle testimonianze.
Sia come sia, questa vicenda tragicomica sembra aver toccato ormai vette di assurdità ineguagliabile. A questo punto, l’unica decisione sensata è che i Marò, finalmente, possano tornarsene a casa.
Roberto Derta

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