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Roma, 22 apr – La moglie del viceministro della Salute Sileri potrebbe essere coinvolta in un caso di conflitto di interessi? E’ quello che si sono chiesti le Iene in un servizio sulle forniture di mascherine sterilizzabili fornite alle strutture ospedaliere.



Parliamo di quei dispositivi facciali collegati alle bombole di ossigeno in aiuto dei pazienti che non riescono a respirare autonomamente, prima del ricovero in terapia intensiva. Si parla di mascherine riutilizzabili, che è quindi importante sterilizzare in autoclave prima di essere usate su di un altro paziente. Alcune ditte vendono mascherine che secondo la scheda tecnica di chi le produce sarebbero solo disinfettabili (di cui si può ridurre la quantità di batteri), ma vengono dichiarate alla vendita come sterilizzabili (dove la carica batterica è completamente azzerata). Fornire un prodotto spacciato come sterilizzabile è pericoloso, se il presidio entra in contatto con un oggetto immuno compromesso.

Una strana coincidenza

Da qui origina l’inchiesta delle Iene. Sono moltissime le società che si occupano della vendita di questi dispositivi, e un intervistato delle Iene rivela che proprio «in una di queste società lavora la moglie del viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, per cui potrebbe essere un bel conflitto di interessi». Filippo Roma ha infatti scoperto che la donna lavorerebbe come agente rappresentante in un’azienda che ha fornito le famose mascherine disinfettabili descritte come sterilizzabili al Policlinico Umberto I di Roma, con un appalto confermato appena dieci giorni dopo che Sileri era stato nominato viceministro. Una strana coincidenza, verrebbe da pensare.

Sileri nega tutto

La Iena va quindi a chiedere spiegazioni a Pierpaolo Sileri, che replica: «Sarebbe grave ma mia moglie non fa la rappresentante, è una tecnica, è un’amministrativa, fa un lavoro da segretaria». Rossi gli mostra i documenti della gara d’appalto al Policlinico Umberto I, nei quali Giada Nurry, la moglie di Sileri, è indicata come «agente di zona» che avrebbe seguito un lotto di mascherine e che tra le altre cose, sempre come descritto sulla documentazione, si occupa di fornire informazioni sui prodotti presentati in gara. E quindi, di far sapere le caratteristiche delle mascherine in questione – cioè se sono sterilizzabili o meno. «Sinceramente io che vi devo dire che ne so, chiedetelo alla ditta che fornisce il materiale», cerca di difendersi Sileri. «Mia moglie di quella ditta è l’ultima, l’ultima della catena, cioè potere decisionale zero». Quando poi Rossi gli fa notare che la gara d’appalto del Policlinico è stata aperta dieci giorni dopo l’investitura di Sileri come viceministro, lui si difende imputando la strana coincidenza a «un caso». «Quando è stata fatta la gara ci sarà stata una commissione, è possibile che la commissione non se ne sia accorta?».

Reticenze

Riguardo la posizione lavorativa della Nurry, insomma, nell’ultimo mese è nato un vero e proprio mistero. Né lei né il vice ministro hanno voluto accordarsi per un incontro chiarificatore. Raggiunta per l’ennesima volta al telefono, la Nurry spiega che il suo è «un lavoro da impiegata, da ufficio, però siccome legalmente bisogna indicare il nominativo di un referente hanno messo me. Secondo lei andavo all’Umberto I col caldo e il pancione di otto mesi a fare la promozione dei prodotti?». Rossi insiste nuovamente per un incontro a telecamere accese, ma a quel punto Sileri esclude che la moglie sia disponibile a mettere «la faccia davanti alla telecamera».

Quattro testimonianze smentiscono Nurry

A questo punto entrano in gioco due agenti rappresentanti di altre ditte operanti su Roma, contattati da le Iene, che smentiscono la versione del viceministro e della moglie: «Giada Nurry fa il mio stesso lavoro con un’altra azienda – sostiene il rappresentante contattato telefonicamente – fa promozione come me. La incontro in giro per gli ospedali, nei reparti, nei congressi. Smentisco che abbia un ruolo di segretaria, lei va in giro a vendere». Un altro agente conferma la versione del precedente: «Fa il mio stesso lavoro, è una venditrice. Noi ci conosciamo tutti nell’ambiente». E come se non bastasse, anche i farmacisti del Policlinico Gemelli e dell’Umberto I° la conoscono come venditrice di «maschere faringee». «Viceministro Sileri, è proprio sicuro di quello che ci ha raccontato?», si chiede Filippo Roma. E non è l’unico.

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Mascherine sterilizzabili (sterilizzazione = processo atto ad eliminare tutti i microorganismi, buoni e cattivi, spore comprese), … siamo alle barzellette?!). Mettano la mascherina a sterilizzare a 121° o 134° C. in una autoclave, oppure a sterilizzare a freddo in dialdeide glutarica, e guardino cosa resta!
    Disinfezione: processo mirato ad eliminare microrganismi patogeni quali funghi, batteri, virus. Mentre la sterilizzazione è un concetto assoluto, la disinfezione è variabile a seconda dello spettro di azione dichiarato e certificato. Tanto per capirne un po’ di più.

  2. I parassiti che succhiano il sangue della povera Italia. Siccome non succederá nulla naturalmente, gli faccio solo l’augurio di una pronta caduta del governo e conseguente fallimento della ditta della tizia con seguente patimento di povertá per il bel nucleo familiare che va per comporsi.

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