10 feb giorno del ricordoRoma, 4 feb – Due delle più alte cariche dello stato non saranno presenti nella giornata del Ricordo il 10 febbraio, nonostante quest’anno ricorrano i 70 anni dalla firma del trattato di pace di Parigi, che ha strappato l’Istria e la Dalmazia all’Italia, e i dieci anni dall’istituzione della foiba di Basovizza come monumento nazionale. In un articolo di ieri del quotidiano Il Giornale è stata resa nota l’assenza di Sergio Mattarella e Pietro Grasso per la cerimonia ufficiale del Giorno del Ricordo alla foiba di Basovizza.

Fin dagli inizi del settembre scorso la Regione Friuli-Venezia Giulia, il Comune di Trieste e le associazioni degli esuli avevano insistito per la presenza del presidente della Repubblica vista l’importante ricorrenza. Il capo dello Stato, però, sarà comunque assente. Dal Quirinale fanno sapere che dovrà presenziare allo sconosciuto, ma a quanto pare imprescindibile, XI Simposio COTEC Europa, un forum “sull’innovazione dell’economia circolare” che si svolgerà in Spagna proprio il 10 febbraio. Anche lo scorso anno Mattarella disertò il Giorno del Ricordo perché impegnato in una visita ufficiale negli Stati Uniti. Il suo sostituito non è da meno. Il presidente del Senato infatti ha dato forfait tre giorni fa. Nonostante fosse già stata annunciata la sua presenza dalla stampa locale, ha fatto sapere che sarà presente comunque alla cerimonia che si terrà presso la Camera dei deputati a Roma.

La colpevole assenza delle istituzioni ha subito scatenato la comprensibile rabbia dei sopravvissuti alla pulizia etnica titina, più di duecento lettere sono state subito recapitate al Quirinale. Amare le parole del presidente degli istriani Massimiliano Lacota “Prendiamo atto con molto rammarico e dispiacere che le massime cariche dello stato non siano presenti a Basovizza. Capisco tutto, ma sono passati 24 anni dall’ultimo presidente che si è recato sulla foiba”. Il presidente della FederEsuli, Antonio Ballerin aveva proposto anche delle soluzioni alternative “Dopo 70 anni continuiamo a venire considerati figli di un Dio minore. Quando il Quirinale ci ha risposto in modo gentile, ma fermo, che il presidente sarebbe stato all’estero per il giorno del ricordo come esuli abbiamo chiesto almeno un incontro con una delegazione al Colle attorno al 10 febbraio. Non ci è arrivata ancora risposta”. A distanza di anni e nonostante i timidi passi in avanti fatti recentemente, la tragedia dei martiri delle foibe e l’esodo degli italiani dalle terre dell’Istria e della Dalmazia rimangono ancora delle pagine marginali della storia d’Italia per le alte cariche dello stato.

Guido Bruno

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Commenti

commenti

4 Commenti

  1. “Ringrazio la Corte per le cortesie usatemi, ma fin d’ora dichiaro che mai firmerò la domanda di grazia agli oppressori della mia terra.”

    queste le perentorie quanto cortesi parole declamate da una Patriota davanti ai magistrati che l’avevano appena condannata a morte.

    lei era Maria Pasquinelli (1913-2013) e di questa insegnante che una mattina del 10 Febbraio 1947 sparò correttamente alla schiena (con i traditori si usa cosi – l’esecuzione di petto è appannaggio di chi ha commesso troiate ma non l’infamia) ad un generale britannico circondato dalla sua soldataglia in quel di Pola;

    poi Maria Pasquinelli rimase sul posto e si fece arrestare;il resto
    fa parte della Storia.

    Con parte di sangue Istriano nelle vene…credo di essere titolato a dire che quei FALLITI di cui sopra non li voglio proprio tra le palle,nè sulla terra nè sul mare e nemmeno nel cielo Istriano; poi, anche volendo non sarebbe proprio possibile, perchè come canta la celebre canzona Folgorina

    “con la Morte paro a paro”

    In quell’angolo di cielo riservato a tutti noi, dove vivono in eterno santi, martiri ed eroi…

    dopo Maria Pasquinelli,
    non c’è più posto.

    • Non se ne vergognano affatto.Per loro ciò che il regime comunista compi era del tutto lecito e giusto, erano i civili nel torto e andavano, secondo la loro logica, annientati. Dai partigiani, a Napolitano che applaudiva l’intervento russo in Ungheria nel 1956, alle brigate rosse, ecc. tutto giustificato, i civili erano traditori per aver disertato il glorioso sogno comunista.

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