roma raggi polizzaRoma, 4 feb – Nessun reato, a confermalo i magistrati della Procura. Nemmeno l’intestazione “a sua insaputa” è qualcosa che stona, dato nelle polizze vita è assolutamente possibile indicare un beneficiario senza che questo ne sia a conoscenza, non necessitando allo scopo la firma dell’interessato. Tutto risolto, dunque? Neanche per idea. Se è vero che le più grandi truffe avvengono sotto gli occhi di tutti – pensate alla Fornero, sulla cui onestà non si possono nutrire dubbi ma che ha rubato il futuro contemporaneamente a milioni di lavoratori anziani e di giovani – bene, quello della Raggi rischia di diventare un esempio da manuale.

A spiegare la tecnicalità dell’operazione è stato, in questi ultimi giorni, Vittorio Bertola, già fondatore dei 5 Stelle a Torino, candidato sindaco per il Movimento e con cinque anni da capogruppo in consiglio comunale alle spalle, prima di diventare un dissidente. “Visto che molti non capiscono la vicenda Raggi-Romeo vi spiego come funziona il giochino delle polizze vita”, esordisce su facebook, in un lungo post-denuncia di quello che non è una circonvenzione (di incapace?) bensì un giro di favori e controfavori. “La polizza è molto meno tracciabile di una mazzetta. Da parecchi anni si sono diffuse polizze vita che in realtà sono contenitori di soldi da investire”. Il senso lo spiega poco dopo: “Il giochino poteva funzionare così: io che voglio un favore dal futuro sindaco di Roma, prima delle elezioni prendo una polizza e lo nomino come beneficiario; dopodiché, se lui vince e mi fa il favore, io faccio passare il tempo minimo necessario e poi riscatto la polizza e lui incassa, altrimenti cambio di nuovo il beneficiario e mi tengo i soldi senza alcuna spesa”. Con buona pace della “somma che non incasserò mai” con cui la Raggi prova goffamente a difendersi.

Insomma,  secondo il ribelle grillino si tratterebbe di una forma del tutto lecita per ‘scommettere’ anche su più persone senza dovergli corrispondere alcunché se non a ‘prestazione’ eseguita. E quale sarebbe questa prestazione? Il sospetto è la nomina con promozione di Renato Marra alla direzione Turismo del Comune di Roma, a stipendio triplicato rispetto a quanto percepiva in precedenza da semplice dipendente dell’amministrazione capitolina. E’ solo un’ipotesi, suffragata dalla presunta relazione che lo stesso Marra ha messo come ‘causale’ di nomina della Raggi a beneficiaria. Ma non è escluso che nella vicenda possa avere un ruolo anche il fratello sempre di Marra, quel Raffaele che fino all’arresto è stato braccio destro del sindaco.

Nicola Mattei

 

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