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Milano, 14 nov – Può un meme diventare pretesto per l’ennesima, isterica caccia alle streghe, nel nome di un asfissiante e sempre più pervasivo politicamente corretto? Anche in Italia, a quanto pare, sì. Prendiamo ad esempio quanto accaduto al professor Luigi Marco Bassani, docente di storia delle dottrine politiche alla Statale di Milano, «reo» di aver postato sul suo profilo Facebook una foto di Kamala Harris, la vice di Biden e potenziale neo vicepresidente degli Stati Uniti, accompagnata dalla didascalia «Sarà un’ispirazione per le giovani ragazze: se vai a letto con l’uomo giusto, potente e ben ammanicato, anche tu puoi essere il secondo violino di un uomo affetto da demenza senile. Come la storia di Cenerentola insomma».

Un affaire molto discusso

Un meme come ce ne sono tanti e che esprime un punto di vista, sarcastico, non necessariamente sessista e che fotografa una situazione-tipo tutt’altro che aliena alla realtà odierna, a proposito di una vicenda che ha agitato l’opinione pubblica statunitense. Ci riferiamo al presunto affaire con l’ex sindaco di San Francisco, Willie Brown, che la avrebbe favorita nella sua ascesa politica. Secondo quanto riporta Dagospia, la tresca risale al 1993. Il politico californiano era sposato e viveva separato dalla moglie senza aver mai divorziato. «Per qualche anno però la sua “compagna stabile” fu appunto la Harris, che poi scaricò quando fu eletto sindaco nel 1996», riferisce Dagospia. La sua sfolgorante carriera politica deve molto a quel periodo e a Brown, «che la nominò in due commissioni statali, facendole avere uno stipendio da quasi 170mila dollari l’anno».

La solita micragnosa lotta politica

Appare piuttosto inverosimile, inoltre, che il Professor Bassani, grande esperto del pensiero americano, – anche quello assolutamente sconosciuto in Europa (avendo affrontato pensatori come John C. Calhoun) – e più in generale del liberalismo, abbia voluto prendere una posizione politica seria attraverso quello che era e rimane uno stupido meme. D’altronde, considerando che ogni giorno vengono riversati sulle spalle di politici conservatori, sovranisti o di «destra» non dei semplici meme ma delle tonnellate di odio, livore e minacce senza che nessuno batta ciglio, ecco che anche questa vicenda si tinge del solito, sgradevole colore di lotta politica portata avanti con le solite micragnose tattiche delatorie.

Ed ecco, quindi, scattare la segnalazione dei collettivi universitari sinistroidi, la versione 2.0 dei «lecchini» che segnavano sulla lavagna i nomi dei compagni più rumorosi. Con il solito  oltraggio da beghina stalinista denunciano il «sessismo» di «un professore, figura che dovrebbe prendersi cura della formazione culturale degli studenti, sostenendo, tra gli altri, principi di uguaglianza di genere e di pari opportunità, non può in nessun caso farsi promotore di messaggi e di idee simili». Siamo ai livelli del «qualcuno pensi ai bambini», o poco ci manca.

I “lecchini” vanno a piangere dalla maestra

Non paghi della pubblica gogna, si sono dunque rivolti alla «maestra», in questo caso il rettore della Statale Elio Franzini. Il quale per parte sua – e tanti saluti al garantismo – ha annunciato non l’apertura di un’indagine per l’accertamento dei fatti, ma è saltato direttamente ai severi provvedimenti disciplinari. «Un post indegno – ha dichiarato a La Repubblica – L’ateneo, nei limiti delle sue possibilità, interverrà nel modo più severo possibile».

Solidarietà a Bassani

Nel mentre è stata anche attivata una iniziativa di solidarietà nei confronti di Bassani, ovvero la redazione e l’invio di una lettera al Rettore Franzini, con lo scopo di contestualizzare quello che era un mero sberleffo politico e non un affare di Stato. Ricordando al Magnifico anche il silenzio assordante sulle atrocità verbali spesso e volentieri commesse dai docenti «progressisti». Quelli, chissà come mai, la fanno sempre franca.

Cristina Gauri

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