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Roma, 24 nov – Cresce senza sosta il numero degli italiani costretti a fare ricorso alle mense dei poveri. Il dramma della crisi economica legata all’inasprimento delle restrizioni anti-Covid è di nuovo tra noi. Ed è solo l’inizio.

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Mense sempre più gremite

Seguendo il tragico copione che gli italiani hanno già visto a marzo-aprile, sempre più famiglie si ritrovano in gravissime difficoltà economiche, tanto da non riuscire più a pagare l’affitto o a mettere un piatto in tavola per i propri figli. Lo testimoniano le cifre riportate dal progetto solidale dell’Antoniano Operazione pane e diffuse oggi da Agi, secondo cui ad oggi sarebbero oltre 300mila i pasti caldi serviti da marzo – mese di inizio dell’emergenza – nelle 15 mense francescane interessate all’iniziativa. Si tratta di cifre spaventose, il 45% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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36mila pasti al mese

Il grido d’allarme proviene dal direttore dell’Antoniano, frate Giampaolo Cavalli: «Stiamo vivendo un periodo molto duro per tutti», spiega. Le mense francescane italiane sostenute dall’iniziativa solidale Operazione Pane si trovano a Roma, Palermo, Catanzaro, La Spezia, Genova, Torino, Verona, Bologna, Pavia, Monza, Milano, Lonigo, Voghera e Baccanello. Aderisce alla campagna anche una mensa ad Aleppo, in Siria. Attualmente le 15 realtà distribuiscono quasi 36 mila pasti ogni mese, circa 1.200 al giorno. 

Aumentano le famiglie “insospettabili”

«Le persone che si rivolgono alle strutture francescane sono in netto aumento», spiega il direttore dell’Antoniano. Non si tratta più solo di «persone che vivono in strada e degli anziani soli e senza qualcuno che si prenda cura di loro». Si parla anche di tantissime famiglie che mai avrebbero pensato di doversi rivolgere a strutture di carità per riuscire a tirare avanti: «questa situazione di grande emergenza non solo sta peggiorando la condizione di chi si trova nel disagio, ma sta anche mettendo in difficoltà tante famiglie che, in questo momento, stanno attraversando una difficoltà economica a causa della riduzione o della perdita del lavoro».

Aiutare non solo con un pasto caldo

Gente smarrita, incredula, che «spesso fanno anche fatica a chiedere aiuto, perché provano vergogna per la loro nuova condizione». Prendersi cura di queste nuove criticità significa non solo sfamare. Conclude infatti frate Cavalli: «Il disagio non deve mai provocare vergogna, dobbiamo fare in modo che le persone che hanno bisogno di aiuto non vengano mai lasciate sole, soprattutto in questa situazione così difficile: donare un pasto caldo vuol dire donare una speranza».

Cristina Gauri

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