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Roma, 24 nov – Accadrà, non adesso ma non fra molto, che un nuovo esercito di cittadini italiani vivrà l’inedita condizione di disoccupazione derivante dallo sblocco dei licenziamenti, tenuti sino ad oggi bloccati da un governo incapace di una programmazione che vada oltre l’indomani mattina. E dunque, ad aprile 2021 (precisamente dal 21 marzo in poi stando alle parole di Conte), le aziende potranno licenziare i proprio dipendenti, adeguandosi alla condizione economica disastrosa cui versa l’Italia e il cui fetore ci è stato in parte risparmiato grazie a questo congelamento generale. Più passano le settimane, più il numero di datori di lavoro che ad aprile prossimo licenzieranno aumenta. La mania regolatrice dei burocrati che ci stanno governando, e che dimostrano l’empatia di un passacarte, sta costringendo il paese a camminare sul filo di un rasoio, e ogni giorno che passa aumenta sempre più il rischio di cadere dalla parte sbagliata.

Il governo punta tutto sul Reddito di cittadinanza

Durante il primo lockdown, il governo ha utilizzate le ingenti risorse a disposizione per tutto tranne che per ciò che risulta fondamentale: mantenere le aziende in vita, le quali, poi, manterranno i propri dipendenti. E nessuna azienda è desiderosa di disfarsi dei propri dipendenti. A meno che non venga messa nella condizione di dover abbattere dei costi che risultano insostenibili, magari perché il volume d’affari si è ridotto all’osso. Questo sta accadendo, e tra qualche mese le imprese si troveranno nell’impossibilità di mantenere presso di sé tutti i dipendenti che sinora avevano e dovranno procedere coi licenziamenti. Il governo comunistoide che ci affligge sa tutto questo, e naturalmente non intende affrontare il problema dando ossigeno all’economia e ai suoi protagonisti, ossia consumatori e datori di lavoro. Questo governo da Bulgaria anni ’50 affronterà tale dramma con la mannaia del reddito di cittadinanza.

Si tratta di una questione che sinora nessuno ha trattato ma che merita evidentemente la nostra attenzione. L’esercito di disoccupati che si sta formando, e che conterà una massa a sei zeri di individui, si getterà a capofitto sul reddito grillino per evitare di cadere in miseria e dover fare la fila alla Caritas. D’altronde venne pensato per questo, ossia per aggirare il problema di un’economia in crisi e attaccare la popolazione bisognosa all’anello del mantenimento pubblico. Il dato clamoroso su cui dovremmo tutti riflettere riguarda l’aumento già in corso di percettori del Rdc: rispetto a gennaio 2020, ad agosto i nuclei di percettori del reddito di cittadinanza sono aumentati di oltre il 25%. Nel corso della presentazione del rapporto alla Camera dei deputati, il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha dichiarato che in questo lasso di tempo i percettori sono aumentati da 2,5 milioni a 3,1 milioni. Durante il periodo che ci separa da aprile la massa di percettori aumenterà ancora, e da aprile in poi vi sarà un “bomba libera tutti” per il quale le richieste di Rdc aumenteranno in maniera assai maggiore.

Licenziamenti e guerra garantiti vs non garantiti

Non è possibile fare una stima numerica di tale aumento, ma, data la quantità di licenziamenti che avverrà, è presumibile che si tratterà di un incremento a sei zeri. Almeno. Il debito pubblico si gonfierà per una spesa totalmente improduttiva e a causa della quale la pressione fiscale non potrà esser ridotta e, di conseguenza, la domanda di lavoro da parte delle imprese continuerà a stagnare sotto zero. I grillini si vantano si aver garantito così una fonte di entrata ai bisognosi. È stupido, perché è come se loro dessero ad un affamato un piccolo pesce con cui sfamarsi una volta, anziché una canna da pesca con cui procacciarsi il cibo per tutta la vita. Ma questa è la loro cultura: collettivista e programmatrice dell’economia e della vita di tutti i cittadini. Le tensioni sociali aumenteranno poiché, a fianco di questo nuovo esercito di diseredati, vi è un altro esercito di garantiti e di conoscitori di molti diritti e spesso di nessun dovere.

Si tratta della platea di dipendenti pubblici che, tra le altre cose e per non farsi mancare una buona occasione di vergogna, sciopereranno il 9 dicembre per l’insufficienza dell’aumento salariale previsto in legge di Bilancio. Da sabato 5 dicembre, dopo la presumibile apertura col Dpcm del 3 dicembre, essi torneranno a lavoro giovedì 10, costruendosi così un comodo ponte di vacanza per rilassarsi e schiarirsi le idee. Invero, moltissimi dipendenti pubblici si stanno ribellando a questa autentica follia, preferendo fare il proprio dovere anziché rivendicare altri diritti in un momento storico in cui l’intera Italia sprofonda. Chi furoreggia sono i sindacalisti come Maurizio Landini, che mentre rivendica il diritto alla digitalizzazione della PA (più iPad per tutti, evvai), propone una patrimoniale per chi ancor oggi osa avere un patrimonio che non rasenti lo zero. Orwell ci scriverebbe un romanzo.

Lorenzo Zuppini

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