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Lecce, 30 nov – Può una pigna far incazzare l’Arcigay? Certo, che domande. Innanzitutto la risposta è «sì» perché i militanti Lgbt si offendono anche per la disposizione delle nuvole nel cielo, se la giudicano «omofoba» o «transfobica»; figuriamoci quindi se qualcuno utilizza l’espressione «pigna in c*lo», locuzione volgare che indica un compito gravoso, scomodo, seccante. Avendo quest’ultima un’accezione «negativa», sempre secondo la gay polizei, ed indicando l’introduzione di un assai poco anatomico oggetto in orifizi non preposti alla riproduzione, i pasionari dell’Arcigay si sono – per l’appunto – inalberati. 

La pigna della discordia fa impazzire l’Arcigay

E’ successo in provincia di Lecce, dove l’associazione Lgbt se l’è presa con l’amministrazione della città di Martano, «rea» di avere diffuso una campagna di sensibilizzazione sull’uso delle mascherine poco in linea con la sensibilità gay. «Non passare da stupido, indossa la mascherina», è il monito lanciato dal Comune. Che prosegue in maniera decisamente scanzonata, verosimilmente strizzando l’occhio ai più giovani: «Capirei se ci chiedessero di mettere una pigna nel culo, ma è semplicemente una mascherina davanti a naso e bocca».

Il monopolio dell’Arcygay sulla parola c*lo

Pigna in c*lo. Ai tipi dell’Arcigay Salento non è parso vero. Qualcuno ha detto «c*lo» senza il loro permesso. Ritenendo quindi di avere il monopolio sulla parola ed espressioni relative alla penetrazione di quest’ultima, hanno così scritto: «Siamo costretti ad evidenziare l’inopportunità di una comunicazione istituzionale che sottende una denigrazione di chi pratica il sesso anale, capiamo che una pigna nel culo non è propriamente comoda, ma invitiamo il Sindaco ad allargare i suoi orizzonti così da capire che magari ha sbagliato paragone!». Certo, per chi pratica il sesso anale giornalmente e soffre di una qual certa desensibilizzazione della zona, può risultare difficile capire che i comuni mortali di inclinazione etero trovino la pratica quantomeno fastidiosa. Ciliegina sulla torta, l’Arcigay esige pure che l’amministrazione si scusi. Per la pigna. «Ci aspettiamo delle scuse ufficiali e magari una maggiore attenzione verso tutt*».

L’ennesima inutile battaglia sul linguaggio

La supponenza del post, unita alla sostanziale pochezza delle «battaglie sul linguaggio» tanto care ai progressisti di ogni risma hanno fatto cadere le braccia persino ai sostenitori della pagina. Sotto il post è tutta una tempesta di messaggi – molto divertenti – che stigmatizzano l’intervento di Arcigay, rubricandolo come decisamente triste, pesante ed evitabile. Quello che in volgarmente chiameremmo, per l’appunto, una pigna in c*lo. 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. I ” Deviati ” sono patetici, come sempre. Però, la comunicazione del comune mi sembra veramente fuori luogo, volgare e scurrile. Primo, si poteva trovare una similitudine differente, secondo, almeno usare un sinonimo: deretano, sedere, glutei, etc. Sono lo specchio di una società imbarbarita, anche nella comunicazione, la nostra lingua ha molteplici sfumature lessicali, usare certe terminologie, nei messaggi istituzionali, è indice di pochezza culturale. Forse, questi ” Boscimani ” del comune di Martano, conoscono solo questo termine per indicare le terga, altrimenti, la declinazione britannica; dovrebbero tornare a studiare, prima di sedere in consiglio comunale.

  2. Poveracc***! Che esseri tristi, nonostante siano gay! C’è anche da dire che, senza strizzare l’occhio a nessuno o scendere nel triviale (che potrebbe offendere, oltre che gli ipersensibili lgbt, anche il buon gusto o le persone più morigerate) le amministrazioni hanno a disposizione, pagata dai cittadini, la Polizia Locale/Municipale per convincere all’uso della mascherina.

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