Roma, 28 dic — Massacrato a pugni senza un motivo dall’ennesima baby gang multietnica (dove «multietnico» significa a forte prevalenza straniera, quasi sempre di origine nordafricana), formata da adolescenti che mirano a trasformare le nostre periferie in succedanei delle banlieue parigine. 

Trentenne aggredito da baby gang di magrebini a Gallarate

E’ quanto racconta a Il Giorno Marco Lorenzo Bizzarri, 30 anni, vittima di un’aggressione subita alcuni giorni fa ad opera di una di queste baby gang. Siamo nei pressi della stazione metro San Leonardo, linea rossa, nel quartiere Gallaratese. «Prima una ginocchiata e uno sgambetto», ricorda. «Poi una scarica di pugni. Non per una rapina, non per una sigaretta negata, non per uno ‘sgarro’. Solo violenza gratuita. Per fortuna non ho avuto serie conseguenze fisiche, ma sono sotto choc. Lancio un appello alle istituzioni politiche, alle famiglie e agli educatori: riflettete, perché non si fa abbastanza per arginare il fenomeno della violenza giovanile».

Aggredito senza motivo

I fatti sono accaduti verso le 18. Bizzarri stava facendo rientro alla propria abitazione «dopo una giornata al Conservatorio di Novara, dove mi sto specializzando in Didattica della musica (sono già diplomato in flauto traverso). Appena fuori dalle porte a vetri» dell’ingresso della metro, «in piazzetta don Abramo Martignoni sono passato in mezzo ad alcuni ragazzi». La baby gang è composta da quattro giovani, tra cui una ragazza.

«A prima vista, neppure maggiorenni. Tutti di origine magrebina eccetto lei. Uno mi ha sferrato una ginocchiata sul polpaccio. “Come ti permetti?”, gli ho urlato, poi mi sono girato per andarmene. Ma lui mi ha seguito. “Vieni qui, ti devo parlare”, mi ha detto. Io gli ho risposto che non mi interessava discutere. Ma lui mi ha stretto un braccio intorno al collo e mi ha fatto cadere con uno sgambetto. Ho cercato di rialzarmi, ha cominciato a prendermi a pugni. Io ho gridato “Aiuto!” ma non passava nessuno. I suoi amici non fiatavano. Solo la ragazza lo ha fatto ragionare, gridandogli ‘Che fai, sei un cogli…’. Finché ha smesso».

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A nulla è servito chiamare il 112: il gruppetto si era già dileguato facendo perdere le proprie tracce. «Io sono tornato a casa, dove l’adrenalina ha lasciato il posto allo choc. Vivo in quel quartiere da 20 anni, mai mi era accaduta una cosa simile». Sporgerà denuncia. «Non mi interessa che sia punito il responsabile, non provo rancore, ma vorrei potesse nascere una riflessione intorno a questi fenomeni di violenza giovanile in aumento. Perché sono stato picchiato? Per la rabbia e l’insoddisfazione che sempre più certi ragazzi provano senza sapere come sfogarsi, dove incanalare tutta questa energia. Interrogatevi voi genitori, professori, politici, amici di questi ragazzi, e cercate di aiutarli così che non possa succedere ad altri, così che possano avere anche loro un futuro migliore. Un incendio non si può spegnere con il fuoco».

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Sarà bene che in futuro si accompagni con qualcuno che all’ occasione sappia suonare qualche altro strumento, oppure, allunghi, scenda a Duomo per palazzo Marino… gli presteranno una qualche scorta da molto scoglionata.

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