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Milano, 12 mag – Ricordate i ristoratori milanesi multati lo scorso 6 maggio per aver manifestato pacificamente? Chiedere aiuti per andare avanti in un momento di drammatica crisi economica e ricevere sanzioni sarebbe degno di un libro di Kafka, o di Orwell se preferite un altro genere di letteratura, purtroppo però questo accade oggi in Italia. Qualcuno però non si arrende così facilmente. E’ il caso di Paolo Polli, uno dei ristoratori di Milano multati (per ben 400 euro), ha deciso di proseguire comunque la sua protesta. Dal 6 maggio Polli, proprietario del ristorante pizzeria Ambaradanffd, non si è mosso dalla piazza e si fa portavoce dei titolari delle attività come la sua.

“Resto qui a oltranza”

Fino all’approvazione del decreto io sto qui, a oltranza”, ha dichiarato. Lo sta facendo sul serio, immobile di fronte all’Arco della Pace di Milano. Non mangia da circa una settimana e da tre notti pernotta sotto al monumento. Dorme avvolto da un sacco a pelo che “non avevo mai aperto prima in vita mia”. Ma ora Polli è disposto a tutto, perché non accetta che lavoratori italiani come lui vengano lasciati soli dal governo proprio adesso. “Mi esprimono solidarietà anche i carabinieri e i poliziotti, le persone mi portano acqua, succhi di frutta, va bene manifestare ma non posso mica morire. Per ora sto bene e voglio portare avanti questa cosa”, ha detto il ristoratore milanese.

Cosa chiede il ristoratore milanese

Alcuni politici sono andati a trovarlo ma Polli se ne frega e non fa nomi: “Sono un imprenditore non mi interessano i cappelli politici”. Intanto la multa resta, le autorità non sono ufficialmente tornate sui propri passi. Polli però, dopo un confronto avuto con il questore del capoluogo lombardo, è convinto che debba prevalere “il buonsenso” e “le farà togliere”. Nel frattempo a Dissapore, il ristoratore milanese ha spiegato le sue richieste per riaprire “con dignità”, affermando che “l’unica soluzione sarebbe portare le spese allo stesso livello delle previsioni di incasso, con una riduzione di tasse e accise, almeno per un annetto. E ovviamente ottenere la cassa integrazione per i ragazzi che non potranno lavorare. Se non danno la cassa integrazione, perlomeno che ci tolgano le tasse sui dipendenti. E che ci diano qualcosa a fondo perduto per comprare sedie, tavoli, pedane: il necessario per allestire un dehors”.

Alessandro Della Guglia

 

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