Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 17 feb – Se la questione del vaccino sembra aver monopolizzato sin qui l’attenzione di mass media e politica, le altre forme scientifiche di lotta contro il coronavirus, come gli studi sugli anticorpi monoclonali, trovano rinnovato vigore.

Sangue di Enea Ritter

“I nostri monoclonali sconfiggono le varianti” 

Eccellenti notizie arrivano in questo senso dal gruppo di ricerca coordinato da Lino Rappuoli, il Toscana Life Sciences, fondazione no profit con sede a Siena già da un anno alle prese con lo studio dei monoclonali. Dichiara infatti Rappuoli, intervistato dalla trasmissione di Rai 3 Agorà: «le varianti hanno messo in crisi molti degli anticorpi monoclonali sviluppati fino ad ora».

Black Brain

Non per quelli di fabbricazione italiana, che «appartengono ad anticorpi monoclonali di seconda generazione che riescono a neutralizzare anche le tre principali varianti, inglese, sudafricana e brasiliana». Lo scienziato poi aggiunge «stanno per entrare in fase clinica di sviluppo, la prossima settimana o la successiva e aspettiamo siano pronti prima dell’estate». Una conferma importante e di assoluto rilievo, dal momento che secondo molti esperti il prossimo fronte caldo di lotta al coronavirus sarà proprio quello che impegnerà comunità scientifica e sistema sanitario contro le varianti.

Più potenti di quelli utilizzati per Trump

Rappuoli scende poi nei dettagli e spiega le caratteristiche che diversificano gli anticorpi monoclonali sviluppati e studiati in Italia rispetto alle loro omologhe di altri Paesi. «Si differenziano dagli altri perché sono più potenti di altri oggi disponibili, ad esempio quelli usati per Trump, che hanno bisogno di essere infusi solo per via endovenosa in grandissima quantità» spiega Rappuoli.

Un altro elemento positivo è dato dalla maggiore facilità di sviluppo e quindi dal minor costo oltre che dalla maggior semplicità logistica di somministrazione. «Dei nostri ne servono molti meno e quindi sono meno costosi. Inoltre possono esser fatti con un’iniezione fatta ovunque, senza necessariamente andare in ospedale».

Iniziano le prove cliniche degli anticorpi monoclonali italiani

Il microbiologo ha poi delineato lo studio, originato dalla analisi degli anticorpi di convalescenti, dettagliando la loro funzione nella lotta contro il Covid. «I monoclonali sono la prima cura che sarà a disposizione contro il Covid, perché antivirali specifici arriveranno solo in seguito. Dovrebbero esser dati alle persone più a rischio, appena ricevuta la risposta positiva al tampone. Prima vengono dati e meglio è». Rappuoli non si tira indietro nemmeno sui tempi plausibili di realizzazione. «Stiamo iniziando ora le prove cliniche. Siamo confidenti che andranno bene, perché i dati che abbiamo finora sono buoni. Ma fino all’ultimo non si può dire l’ultima parola».

L’AIFA, sul fronte anticorpi monoclonali, ha già dato il suo ok a quelli prodotti da Eli Lilly e da Regeneron. Adesso, viste le loro caratteristiche molto performanti, si attende con una certa trepidazione la validazione di quelli di Toscana Life Sciences. Allo stato attuale sono circa quindici nel mondo i gruppi di ricerca sul farmaco. D’altronde, se i vaccini rappresentano uno scudo, le cellule monoclonali costituiscono una essenziale cura.

Cristina Gauri

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta