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Roma, 7 apr – I figli di Vincenzo Muccioli querelano Netflix per la serie “SanPa“: Andrea e Giacomo difenderanno la memoria del padre dalle allusioni in merito alla presunta morte per Aids e alla sua presunta omosessualità. La querela per diffamazione aggravata contro la società Netflix per la docuserie “SanPa. Luci e tenebre a San Patrignano” riapre la polemica sulla produzione che ha spaccato ancora una volta il Paese, a distanza di 26 anni dalla morte di Muccioli. Serie in cui il fondatore della più famosa comunità di recupero per tossicodipendenti d’Europa viene dipinto come violento e misogino. La ricostruzione dei fatti è distorta, parziale e tendenziosa, sostengono i figli di Muccioli assistiti dall’avvocato Alessandro Catrani. A riportare la notizia è il Corriere Romagna.

I figli di Muccioli querelano per diffamazione Netflix per le allusioni alla presunta morte per Aids e alla sua presunta omosessualità

Al centro della querela per diffamazione le allusioni e bugie come la presunta morte per Aids di Muccioli da ricondurre a una sua presunta omosessualità. La querela è stata presentata nei giorni scorsi ai carabinieri ed è appena arrivata in procura. Il legale dei figli di Muccioli fa presente inoltre che sono da valutare anche eventuali profili di responsabilità da parte della piattaforma di streaming relativi alla privacy.

Nella serie anche un’intervista ad Andrea Muccioli

La docuserie di Netflix riporta anche lunghi stralci di una intervista ad Andrea Muccioli, che ha preso il posto del padre alla guida di San Patrignano fino al 2011. La produzione gli aveva assicurato un punto di vista equidistante nell’affrontare la storia della comunità e del suo fondatore, in cui sarebbero emersi l’impegno e la figura di alto profilo del padre. Invece così non è stato e Andrea e suo fratello Giacomo ora intendono difendere in tribunale la memoria paterna.

All’uscita della serie la comunità di San Patrignano si è dissociata: “Ricostruzione unilaterale, basata su testimonianze di detrattori”

C’è da dire che all’uscita della docuserie, il 30 dicembre 2020, anche la comunità di San Patrignano si è “completamente” dissociata dalla produzione Netflix, definendo la ricostruzione dei fatti “unilaterale”, “sommaria e parziale”, con una narrazione basata “in prevalenza” su “testimonianze di detrattori”. La serie, in cinque puntate di circa un’ora l’una, lascia intendere la sua impostazione di parte fin dalle prime parole del “testimone chiave” Walter Delogu, ex tossicodipendente e autista di Muccioli a San Patrignano.

Adolfo Spezzaferro

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1 commento

  1. Nessun meraviglia. Questa è la sub cultura di oggi che da credito ai tossici, ai malati di mente, ai pentiti falsi (ovvero quasi tutti), cioè a persone con gravi “conflitti” interiori che vogliono risolvere infangando, calunniando e infamando il prossimo. Quando non si è a posto con se stessi è impossibile essere a posto con gli altri.
    Piuttosto, sorvolerei di meno su come è stato cinicamente e malamente liquidato A. Muccioli dalla onorata famiglia Moratti !! Non ci sono solo i casi macroscopici alla Benetton…

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