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Padova, 4 dic – Emergono nuovi sordidi particolari dal caso di Peter Chiebuka, il nigeriano finito in manette per avere rapinato, sequestrato e violentato per dieci giorni una ragazza di 23 anni della Repubblica Ceca. L’immigrato, che è ora in carcere accusato di sequestro di persona, violenza sessuale e rapina, era ospite di una palazzina in provincia di Padova, gestita dalla Onlus Edeco, i cui vertici sono ora oggetto di indagine per corruzione, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, falso, frode in pubbliche forniture.

Dai rifiuti agli immigrati?

Secondo quanto riportato da La Verità, l’associazione, con sede a Battaglia Terme, è operativa dal 2011 come impresa di smaltimento rifiuti; nel 2014 avviene la conversione del settore accoglienza immigrati, riuscendo ad assicurarsi una serie di appalti nel Veneto. Edeco, sempre secondo La Verità, è arrivata a gestire fino a 1.700 richiedenti asilo in un solo trimestre: un enorme giro di affari, che aveva fruttato alla Onlus un fatturato di 20 milioni di euro annui, per arrivare ai 40 milioni del 2017. 

Le indagini

Proprio l’impennata di profitti conseguente al “cambio di casacca” dell’organizzazione aveva destato i sospetti delle Fiamme Gialle, che aveva fatto scattare le indagini: a finire sotto la lente di ingrandimento è stato inizialmente il centro di Cona, in provincia di Venezia, che risultava sovraffollato. Secondo la Asl, infatti, la capienza massima della struttura era di 450 persone, mentre a un certo punto la conta era salita a quasi 2mila ospiti. Non solo: gli operatori deputati alla gestione del centro avrebbero dovuto essere 43, ma ne risultavano impiegati solo 17. Il processo contro i vertici della cooperativa e i due ex viceprefetti – che secondo l’accusa avrebbero favorito la Edeco nell’assegnazione degli appalti a Edeco – partirà il prossimo mese. Le accuse sono di corruzione, abuso d’ ufficio, turbativa d’ asta, falso, frode in pubbliche forniture.

Nessuno sa niente

Insomma, proprio nelle strutture gestite dalla Onlus sotto inchiesta Peter Chiebuka avrebbe consumato il suo crimine efferato, che gli è valso le accuse di sequestro di persona, violenza sessuale e rapina. “Mi faceva mangiare poco, non mi permetteva di uscire. Mi urlava ‘puttana’ e mi piacchiava”, ha dichiarato la vittima al Gazzettino. Sarà compito degli investigatori stabilire se vi è stata omissione di controllo da parte degli operatori della cooperativa. Nel frattempo, il responsabile della struttura dichiara a La Verità di non sapere nulla di quello che stesse accadendo in quei terribili dieci giorni: “In quel caso saremmo stati noi a segnalare e denunciare i fatti alle autorità”.

Cristina Gauri

3 Commenti

  1. Può essere espulso un pezzo di merda schifosa come questo? O è ancora poco quello che ha fatto?? Cosa ne pensano i ben pensanti filo Ong cessi sociali ecc??

  2. Da settore di smaltimento rifiuti a settore accoglienza immigrati!! Comunicarlo agli immigrati speranzosi… Circa l’ indegno Peter C. si può sapere se era drogato o no? Se sì, dove se la procurava, in mezzo ai rifiuti?!
    Basta prendere in giro tutti…

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