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Parigi, 7 apr – Francesca Peirotti è una ragazza italiana di 29 anni, originaria di Cuneo, con una laurea e un master in Economia. Hobby: trasportare clandestinamente sedicenti profughi da Ventimiglia alla Francia. Problema: il suo passatempo preferito non risulta affatto gradito alla polizia frontaliera francese. E così Francesca è dovuta comparire davanti al procuratore di Nizza, il quale ha chiesto la bellezza di otto mesi di carcere. Ebbene sì, il traffico di immigrati irregolari viene ancora sanzionato in molti Paesi europei, con buona pace della signora Kyenge e dei grillini che tanto si sono spesi per abolire in Italia il reato di clandestinità.

Ma Francesca, che in precedenza aveva già trascorso sei mesi nella cosiddetta “giungla” di Calais, non lo fa per soldi, è un idealista: «Io non volevo mediatizzare. Si parla troppo di chi aiuta e troppo poco di chi viene aiutato. Facile dare solidarietà a noi europei, facce note e familiari. No, bisogna darla a chi ha davvero bisogno». Ci tiene poi a precisare: «La mia vita è andata come doveva andare. Sento di non poter fare altro. Chi mi definisce come una pasionaria sbaglia. Non sono neppure una volontaria. Mi ritengo una militante, che pratica la disobbedienza civile per eliminare dei confini che non sono solo territoriali».

Abbiamo quindi a che fare in tutto e per tutto con una moderna eroina boldriniana: giovane, “militante”, solidale, per cui non vale la pena aiutare i propri connazionali. Troppo “facile”, dice, correre in soccorso degli europei: provi a dirlo – chessò – agli abitanti del quartiere popolare di San Nicola a Roma, bastonati dalle forze dell’ordine per aver tentato di difendersi da un sopruso. Le risposte che Francesca ha dato al giudice – il quale l’avrebbe condannata «per un crimine di solidarietà» (?) – sono del resto molto istruttive: «Gli ho detto che io non vedo la frontiera. Non esiste, e quindi non c’è alcuna illegalità in quel che faccio. Quand’ero piccola ci passavo sempre d’estate con la mia famiglia. Nessuno ci ha mai fermato. Quello è solo un filtro ingiusto e disumano per le persone di colore. Almeno diciamo le cose come stanno».

I confini? Non esistono, sono un’ingiustizia disumana. I connazionali? Razzisti che alzano muri e discriminano il “diverso”. Traffico irregolare di esseri umani? Solidarietà, legale per giunta. Di fronte a tanto cieco fervore, sarebbe peraltro inutile spiegarle che una gita domenicale è ben diversa dall’immigrare clandestinamente. Ma tanto, quando si parla di immigrazione, il “ceto medio riflessivo” manda da sempre la riflessione e la ragione a farsi benedire. In questo no sense, infatti, Francesca è in buona e nutrita compagnia. Eh sì, la Boldrini ha proprio trovato la paladina delle sue idee etnocide. C’è solo da aspettare, forse, otto mesi.

Valerio Benedetti