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Milano, 19 giu – Basta con il terrorismo da «nuovi contagiati», basta con la comunicazione lacunosa, da parte di istituzioni e governo, che tiene gli italiani nell’angoscia. La situazione epidemica è profondamente cambiata dai primi mesi del 2020, il virus non è più così patogeno e anche la sua contagiosità è sensibilmente diminuita, pertanto è scorretto fornire ogni giorno i dati relativi al contagio interpretandoli come si sarebbe fatto lo scorso marzo. Sempre più studi lo confermano. A sostenerlo è anche il professor Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, intervistato stamattina dal Corriere. 

Cambiare comunicazione

Remuzzi va subito al punto, spiegando che «l’Istituto superiore della Sanità e il governo devono rendersi conto di quanto e come è cambiata la situazione da quel 20 febbraio ormai lontano. E devono comunicare di conseguenza. Altrimenti, si contribuisce, magari in modo involontario, a diffondere paura ingiustificata».

Carica virale bassissima (anche in Lombardia)

Anche nel caso della Lombardia, da cui provengono il 70% dei nuovi positivi giornalieri, «Bisogna spiegare cosa sta succedendo alla gente, che giustamente si spaventa quando sente quei dati. Qui all’Istituto Mario Negri stiamo per pubblicare uno studio, che contiene alcune informazioni utili per capire», anticipa il professore. La ricerca è stata condotta su «133 ricercatori del Mario Negri e 298 dipendenti della Brembo. In tutto, quaranta casi di tamponi positivi», che tuttavia «sono casi di positività con una carica virale molto bassa, non contagiosa. Li chiamiamo contagi, ma sono persone positive al tampone. Commentare quei dati che vengono forniti ogni giorno è inutile, perché si tratta di positività che non hanno ricadute nella vita reale». E per quanto riguarda gli l’alta incidenza in Lombardia, il professore spiega che «C’è stata una enorme quantità di malati, il virus è girato moltissimo, e questi sono i residui di quella diffusione».

Tutto sta nella quantità di Rna del virus contenuta nel tampone, ma «il numero dei nuovi casi può riguardare persone che hanno nel tampone così poco Rna da non riuscire neppure a infettare le cellule. A contatto con l’Rna dei veri positivi, quelli di marzo e inizio aprile, le cellule invece morivano in poche ore». Ma nessuno all’Iss o alla Protezione civile si degna di spiegarlo. Remuzzi passa poi a citare un altro studio, condotto dal «Center for disease prevention della Corea», che «su 285 persone asintomatiche positive ha rintracciato 790 loro contatti diretti. Quante nuove positività? Zero. E le risparmio altri studi che vanno in questa direzione».

Le istituzioni devono cambiare tipo di comunicazione

In questo momento, quindi, non conta più solo il numero generico di tamponi: «L’Iss e il governo devono qualificare le nuove positività, o consentire ai laboratori di farlo, spiegando alla gente che una positività inferiore alle centomila copie non contagiosa, quindi non ha senso stare a casa, isolare, così come non è più troppo utile fare dei tracciamenti che andavano bene all’inizio dell’epidemia».

L’attuale sistema basato sui tamponi, quindi, «sta andando avanti in modo burocratico con delle regole che non tengono conto di quello che sta emergendo dalla letteratura scientifica». Cioè che «Il virus è lo stesso, certo. Ma per ragioni che nessuno conosce, e forse per questo c’è molta difficoltà ad ammetterlo, in quei tamponi ce n’è poco, molto meno di prima. E di questo va tenuto conto».

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. Se i positivi non sono contagiosi, visto che stanno diminuendo, incominceranno a contare i negativi o

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