Roma, 24 mag – La settantacinquesima Assemblea dell’Organizzazione mondiale della sanità torna ad unire, in Svizzera, tutti i 194 paesi membri per la prima volta dall’inizio della pandemia. Tra le proposte trattate c’è quella di aumentare in modo considerevole i poteri dell’Oms a discapito dei singoli stati, oltre che la preparazione di un nuovo trattato pandemico che dovrebbe essere pronto nel 2024. L’Organizzazione ha deciso di darsi nuove regole e di ampliare il proprio raggio d’azione, cambio di rotta che ha visto in prima linea come promotori l’Ue, con Francia e Germania che durante la pandemia hanno supportato molto l’Oms anche dal punto di vista finanziario.

Sanzioni per chi non segue le linee dell’Oms

L’avvicinamento a questo trattato è accompagnato dalla completa assenza di autocritica sull’operato nella gestione Covid-19 e senza spiegare le linee di cambiamento rispetto al vecchio ordinamento. Nessun accenno, inoltre, alla prevenzione ma tutti i membri uniti in un unico schieramento per quanto riguarda il metodo di approccio: solamente farmaci e vaccini. Tra i vari emendamenti, riferisce il sito ejiltalk.org, la possibilità di dichiarare un “allarme sanitario intermedio” tra quello dei singoli Paesi e quello mondiale, limitando “i diritti degli Stati sovrani a legiferare”. Se uno Stato dovesse rifiutare la richiesta di ‘assistenza’ dovrà giustificarsi di fronte agli altri con potenziali sanzioni economiche e finanziarie. 

Sempre meno sovranità per gli stati

A Ginevra sembra si stia preparando un vero e proprio nuovo scenario pandemico, con un messaggio fatalista per le sorti del mondo, il quale sarebbe destinato, come unica prospettiva possibile, verso uno stato di emergenza permanente, mostrando il fallimento dell’Oms, che dovrebbe evitare la trasformazione di un focolaio in una epidemia. La volontà di assegnare ulteriori poteri decisionali ad un organismo sovranazionale, si va ad instaurare nella tendenza a erodere sempre di più la sovranità dei singoli stati, visti sempre più come un ostacolo da superare in nome del globalismo e della mondializzazione.

Andrea Grieco

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