Kiev, 20 mag – Mentre infuria la contesa tra Russia e Ucraina per le zone di confine, specie per quelle affacciate sul Mar Nero e sul Mar d’Azov, dal sottosuolo di Odessa riaffiorano importanti reperti archeologici che riportano ad altri più antichi padroni di quelle terre. Nel corso degli scavi per la creazione di nuovi trinceramenti difensivi, infatti, i soldati della 126° Brigata di Difesa Territoriale hanno scoperto antiche anfore romane, perfettamente conservate.

Odessa italiana, i soldati ucraini scavano trincee e trovano anfore romane

Stando alle prime notizie, il vasellame recuperato risalirebbe al III – IV secolo d.C. ed è stato immediatamente consegnato, dal comandante di Brigata, al vicino museo archeologico di Odessa che si è detto lieto di studiarlo e conservarlo nella propria collezione. Il ritrovamento di reperti romani intorno a questa città popolata da quasi un milione di persone non è però cosa nuova, Odessa infatti rappresenta da sempre un importantissimo porto d’Europa che collega Oriente e Occidente. Molto prima delle giornate rivoluzionarie sceneggiate nella Corazzata Potëmkin, film muto russo divenuto celebre in Italia grazie a Fantozzi e ambientato proprio sulla omonima scalinata di Odessa, la città ucraina in antichità fu territorio strategico di Greci e Romani per il controllo dei traffici sul Mar Nero. A conferma degli antichi insediamenti, intorno a Odessa sono stati trovati negli anni migliaia di reperti che vanno dalla preistoria al medioevo e sono custoditi al museo archeologico del capoluogo regionale.

Breve storia della perla del Mar Nero

Tornando indietro di qualche secolo, lo stesso toponimo di Odessa è strettamente legato all’epoca classica mediterranea riprendendo dal greco il più celebre nome: Odisseo. Secondo il mito omerico, infatti, Ulisse navigò per lungo tempo tra le acque del Mar Nero e alcune versioni attribuirebbero proprio ad Odessa uno degli approdi dell’eroe mitologico. A prescindere dall’Odissea, dalle anfore e dalle due terme romane, la “Piccola Napoli”, così era chiamata Odessa, ha con l’Italia un rapporto viscerale continuato anche dopo l’Impero Romano. Nel 1200 vi erano i Genovesi che chiamarono Ginestra l’approdo portuale. Alla fine del 1700 l’italiano José de Ribas, ufficiale della Guardia napoletana al servizio del principe russo Grigorij Alexandrovic Potemkin, iniziò la costruzione della nuova città che avrebbe dominato l’Ucraina meridionale. Una volta fondata, in accordo con l’imperatrice Caterina di Russia come accadde per la Crimea, emigrarono qui dall’Italia rinomati architetti, ingegneri e uomini di cultura al fine di contribuire, sotto ogni aspetto, alla crescita della città. E la città crebbe eccome, tanto da diventare negli anni la località più visitata dell’Ucraina, con la sua architettura barocca che trova l’apice nel Teatro Nazionale, la fortunata industria aerea fondata da un imprenditore siciliano, i monumenti e le migliaia di libri stampati in italiano, seconda lingua della città. Come avvenne anche in Crimea, però, con l’avvento della rivoluzione comunista la rispettata comunità italiana si trovò costretta a rientrare in patria e, anche qui, nel peggiore destino subì la deportazione nei gulag bolscevichi di Kazakistan e Siberia.

Il ruolo dell’Italia

A prescindere dalle simpatie e dalle sensibilità che ognuno di noi può avere, il ritrovamento di queste antiche anfore, proprio scavando trincee, dovrebbe ricordarci che storicamente l’Italia ha avuto in quelle terre, così come in tutta Europa, un ruolo importantissimo per la diplomazia tra le nazioni. L’antica Pax Romana forgiata nella parola e nella spada, un tempo giustizia dominante in questo nostro vilipeso continente, proprio oggi dovrebbe tornare a ristabilire il giusto ordine nel complesso scenario geopolitico. L’Italia dovrebbe tornare ad essere potenza centrale. Europea, mediterranea.

Andrea Bonazza

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