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Roma, 9 set – Sull’atroce assassinio di Willy Monteiro Duarte, ammazzato a calci e pugni durante una rissa, si stanno versando fiumi di inchiostro, molto spesso in cattiva fede; basti pensare alla vergognosa strumentalizzazione delle origini capoverdiane di Willy, subito utilizzate della stampa mainstream per mettere sul banco degli imputati il presunto «fascismo» dei carnefici del 21enne – e perché no, gridare all’«emergenza nera», invocando la chiusura di tutte le palestre di arti marziali, bollandole come fucine di odio e razzismo (nonostante gli inquirenti abbiano già escluso il movente razziale).

L’intervista

Nel fiume di ricostruzioni, speculazioni, commenti, è spuntata pure quella che si poteva ritenere una testimonianza di prima mano, solida, pubblicata dal Corriere: un’intervista a Federico Zurma, amico di Monteiro e testimone dell’aggressione in cui esprimeva il proprio stato d’animo dopo l’aggressione avvenuta a Colleferro nella quale Willy ha perso la vita. «Quella notte il gruppetto dei fratelli Bianchi lo aveva preso di mira, erano per lui i colpi di mixed martial arts che poi si sono abbattuti su Willy», viene spiegato dall’autrice dell’articolo nell’incipit. Willy, quindi, sarebbe intervenuto in difesa dell’amico, «ma non avrebbe mai preso un’iniziativa che non fosse stata pacifica per riportare gli animi alla calma. Parliamo di un ragazzo equilibrato», spiega Zurma. Willy stava cercando di «evitare una rissa» e «riportare pace».

La smentita

Smonta tutta la narrazione arrivando come un fulmine a ciel sereno la dichiarazione dello Stesso Zurma, comparsa ieri nelle storie Instagram del suo profilo personale e nella quale smentisce di aver mai parlato con la stampa: «Non ho rilasciato alcuna intervista. Tutte le notizie uscite sui giornali e social sono state inventate da giornalisti senza scrupoli. Vi prego di rispettare il mio dolore». Il fatto non è sfuggito a Bufale e a Luca Donadel, che dalla sua pagina Facebook, riportando la smentita, ha commentato sarcasticamente «Fidati dei professionisti dell’informazione». Come la mettiamo quindi? A distanza di 18 ore dall’uscita della storia il Corriere non ha modificato l’intervista, né ha cancellato il post sulla pagina Facebook che ne linkava l’articolo. Dichiarazioni inventate o intervista «rubata» all’insaputa del ragazzo? Zurma non lo specifica, e noi non possiamo saperlo. Non sarebbe la prima volta, del resto, che una testata mainstream indulge nel vizietto della disinformazione. Una cosa è certa, nemmeno stavolta il cosiddetto «giornalismo dei professionisti» ci fa una bella figura.

Cristina Gauri

3 Commenti

  1. Purtroppo, è così: a qualcuno non sembra neanche vero il fatto di poter aizzare – finalmente! – l’odio BLM anche in Italia. Ma certe strumentalizzazioni ci sono sempre state, soprattutto da parte sinistra (di nome e di fatto… ) e in campagna elettorale, a certi personaggi, tutto è concesso.

    Hanno indicato i due fratelli Bianchi come fascisti quando non esiste nessuna prova in merito, anzi, pare esattamente il contrario, oltre ad avere affibbiato ai loro familiari dichiarazioni che, con molta probabilità, non sono mai state fatte.

    E direi che una immediata QUERELA PER DIFFAMAZIONE dovrebbe partire da FdI, CPI, Fiamma Tricolore e FN, nei confronti sia di Alessia Morani (PD), per le sue assurde affermazioni, sia di tutti quelli che stanno approfittando del caso in questione ai fini di una vomitevole propaganda elettorale (vedi il solito Beppe Giulietti e orrenda compagnia).

    Questi appartengono alla stessa schiera di coloro che hanno sempre negato le foibe; di coloro che si auguravano che sulle navi dei migranti morissero dei bambini per fare dispetto a Matteo Salvini; di coloro che godono per le devastazioni apportate dalle alluvioni alle “città fasciste”; di coloro che hanno accuratamente evitato di partecipare al funerale di Pamela Mastropietro per puri, schifosissimi, motivi ideologici.

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