TavellaRoma, 30 set – A pensar sempre male si fa peccato. Però va detto che la storia dell’uccisione di Cesare Tavella, il cooperante italiano freddato a Dacca, in Bangladesh, da un presunto commando dell’Isis ha davvero molti punti oscuri.

I primi dubbi arrivano niente di meno che dal ministro dell’Interno locale, Asaduzzaman Khan Kamal, che ha detto:

“Non abbiamo prove di un collegamento dell’Isis con l’assassinio ieri a Dacca dell’italiano Cesare Tavella”.

Il ministro ha poi ribadito: “Stiamo svolgendo le indagini sull’uccisione. E fino ad ora gli organismi investigativi non hanno trovato alcun legame tra Isis e l’assassinio”.

Sia la scelta della vittima che la dinamica dell’assassinio sono quanto meno inusuali per gli sgherri del Califfato.

Perché Tavella?

Certo, non si tratta del primo cooperante ucciso dall’Isis. Ma un conto è imbattersi, rapire e giustiziare dei cooperanti in zone di non diritto come la Libia o parte della Siria, magari dopo averli filmati per creare la solita pornografia del terrore, un altro è pianificare a tavolino la morte di uno straniero pacifico in virtù del suo solo passaporto.

Perché non colpire persone più legate a logiche politiche, militari e diplomatiche?

Ma anche ammettendo che la sua identità di occidentale sia stata sufficiente per designarlo come vittima, il modus operandi ricorda più quello della camorra che non quello dell’Isis.

Una testimone ha visto due giovani, al massimo ventenni, arrivare di corsa dal luogo in cui è stato trovato morto il cooperante italiano, per poi fuggire via su una moto che li aspettava, guidata da una terza persona. L’autopsia ha confermato che Tavella è stato ucciso con tre colpi d’arma da fuoco sparati da dietro e da distanza ravvicinata. La rapina è esclusa, perché l’uomo aveva ancora con sé il portafoglio.

Ma l’azione non sembra davvero opera dell’Isis, almeno così come lo abbiamo conosciuto. Il soggetto era imbelle, stava facendo jogging: l’Isis lo avrebbe quanto meno rapito. La dimensione “spettacolare” è fondamentale nell’operato degli uomini di Al Baghdadi, mentre qui è totalmente assente.

Ovviamente non c’è bisogno di pensare a chissà quali trame oscure: il terrorismo moderno è un franchising in cui ognuno può aprire una “filiale” anche senza avere l’ok dalla “sede centrale”, ma semplicemente usando un “brand”. Magari, nel caso specifico, si tratta di una cellula che vuole accreditarsi come Isis. Ma, in tal caso, è quanto meno curioso che l’abbia fatto rivoluzionando completamente il suo modo di operare.

Giorgio Nigra

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