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Roma, 10 set – Odiare costa, ma solo se l’oggetto dell’odio sta a sinistra. Oramai è una verità assiomatica. Gli attacchi «sessisti» sono tali se riguardano la Murgia, la Boldrini, la Nappi, Emma Marrone. Se sei una politica (di sinistra) vieni insultata «perché donna» e non perché gestisci in modo imbarazzante la cosa pubblica che ti è stata affidata (Azzolina, Boschi, Raggi, Appendino). Su tutto il resto del mondo femminile cala la cortina dell’indifferenza, del silenzio e del «se lo è meritato perché è….» e qui si inserisce l’aggettivo del caso: «è di destra» (Meloni, Santanché) oppure «è la fidanzata di un sospettato omicida», proprio come nel caso di Silvia Ladaga, compagna di Gabriele Bianchi, l’uomo attualmente in carcere tra gli indagati per l’omicidio del 21enne Willy Monteiro avvenuto a Colleferro.

Una shitstorm inammissibile

Capita, infatti, che nelle ultime ore il profilo Instagram di Bianchi, rimasto pubblico e commentabile da chiunque, sia stato investito da uno tsunami di insulti e minacce, da parte del «popolo del web», che prima del giudice ne ha decretato la colpevolezza. E ha deciso che colpevole non è solo Gabriele, ma la stirpe intera dei Bianchi, dal momento che le vittime di questo shitstorm di proporzioni oceaniche sono finite per essere tutti coloro che per caso comparivano assieme a lui nei selfie postati sul suo profilo: dalla Ladaga (di cui Bianchi ha annunciato la gravidanza in corso), alla madre, per arrivare alle nipotine (una bambina in età scolare e un’altra appena nata), nessuno è rimasto al riparo da commenti di una ferocia e un’oscenità indicibile. Minacce, auguri di stupro, volgarità assortite e irripetibili.

E le femministe mute

Silenzio dalle varie paladine della lotta al sessismo: le solite Murgia, Abbatto i Muri, Non una di meno, Boldrini, che evidente non sono rimaste infastidite dalla valanga di oscenità indicibili che si è abbattuta sulla testa di queste donne. Di queste bimbe. Sono lì, su Instagram, da quattro giorni in pasto ai subumani da tastiera che inneggiano allo stupro di una bimba di pochi mesi: ma nessuno chiede la chiusura dell’account, nessuno grida contro l’odio, nessuno lancia anatemi contro il sessismo. Sono madri, moglie e nipoti dell’«assassino fascista di Willy», quindi, in fondo, sono un po’ colpevoli anche loro. Per appartenenza a una stirpe, per aver cresciuto l’orco, per aver portato nel grembo il figlio del mostro.

Guardiamo per esempio cosa viene detto di Silvia Ladaga, ritratta in due fotografie – di cui una in stato interessante:

Questi commenti, che ci rifiutiamo di trascrivere, compaiono sotto la fotografia di Bianchi, raffigurato mentre tiene tra le braccia la nipotina appena nata:

E infine un’ultima foto, presumibilmente con un’altra nipotina – ma se non lo fosse, gli insulti e le minacce non sarebbero meno gravi. Una bambina che tra qualche anno potrebbe aprire il proprio Instagram e imbattersi in questi commenti.

Anche oggi, insomma, ci arriva una chiara lezione su quali siano gli «attacchi sessisti» accettabili – e verso chi – e quali no. Prendiamo nota.

Cristina Gauri

5 Commenti

  1. Beh di certo alla violenza non si risponde con altra violenza nemmeno verbale oltretutto rivolta a chi non ha commesso il fatto. Pero’ che la Signora Silvia porta in grembo il figlio di un disadattato ignorante bullo delinquente e’ una realtà a prescindere dalla morte di Willy e c’e’ da chiedersi come e’ possibile che questa Signora candidata a incarico pubblico e figlia di un politico si sia scelta come compagno e come padre dei propri figli un essere disumano del genere che con lei incinta di un figlio comune se ne stava a fare sesso al cimitero con qualche ragazza di facili costumi. Non si tratta di sessismo ma di intelligenza e valori morali. Mi chiedo se la Signora Silvia avesse oggi un incarico pubblico che individua sarebbe stata eletta. Non e’ sessismo e’ male sociale fare arrivare a candidarsi una persona talmente priva di principi e intelligenza da non sapere distinguere un uomo da una bestia. Cordiali saluti

  2. Avete pienamente ragione il sessismo andrebbe fermato sempre e comunque. A proposito… Bella la copertina del vostro giornale con la bandiera italiana che copre la vagina di una ragazza!

  3. La domanda spontanea è : dove sta la sensibilità delle attiviste “di destra” nei confronti del genere femminile leso in questa occorrenza? Esistono delle attiviste di destra che si ergono a difesa delle donne? No perchè se si punta il dito contro lo scarso prodigarsi per la faccenda delle “attiviste di sinistra” e tutto intorno c’è il vuoto e il silenzio può significare solo due cose:
    1- Le ipotetiche femministe destrorse non esistono.
    2- Le ipotetiche femministe destrorse esistono ma non hanno la benché minima intenzione di intaccare la propria immagine mediatica, avvicinandosi ed essendo solidali con chi ha a che fare con la cricca Bianchi, nonostante le offese che queste donne stanno ricevendo. E, se vogliamo dirlo, nonostante una delle donne in questione, incinta, non sia certo candidata nelle liste della Boldrini ma in quelle di Forza Italia.

    E in estrema sintesi, la ferocia con la quale le donne di casa Bianchi sono state attaccate è una porcheria e un’oscenità senza scusanti ma la scelta di non difendere le donne di casa Bianchi è invece, a mio modo di vedere più che comprensibile e condivisibile.

    Siamo dotate di raziocinio e coscienza critica, non abbiamo bisogno che testosterone dotati indirizzino e scelgano per noi e se è vero questo : una madre che sa di aver cresciuto dei figli in un determinato modo, sbagliato, li denuncia lei stessa per prima; una donna che ha a che fare con un uomo di quella temperatura, è cosciente di quello che è, di come si comporta, di quel che fa in merito a violenza, razzismi, misoginie .. starci insieme e farci un figlio è stata una scelta libera e cosciente.

    Ad azione risponde conseguenza : nessuno ha il diritto di augurare alla tipa la morte, e sarà la polizia postale ad occuparsene, ma non sta neanche scritto da nessuna parte che una femministe stricto sensu debba per forza volersi occupare di una vicenda simile. Io non lo farei poiché mi sembra di essere davanti all’ennesimo caso di cosciente sudditanza di donne a un sistema patriarcale, dove il perno del tutto è un uomo e non importa neppure di che tipo di uomo si tratti o delle sue qualità etiche o morali. Che una che si presta a un modus pensato di questa levatura, incinta di un subumano, voglia anche pensare di poter amministrare la cosa pubblica senza essere in grado di difendersi da attacchi mediatici, mi sembra follia, pura.

  4. AL/ALLA GIORNALISTA (A MIO PARERE PSEUDOGIONALISTA) DE “IL PRIMATO NAZIONALE”: E’ QUESTO IL CASO DI POLEMIZZARE SU UN EVENTUALE FEMMINISMO DI DIFESA? COSA CI VUOLE A CAPIRE CHE QUESTA NON E’ UNA QUESTIONE DI ATTACCO DIRETTO AD UNA “FEMMINA” GRATUITO E BECERO, IGNORANTE E SUB-UMANO COME IN TUTTI I CASI DI BOLDRINI, EMMA MARRONE ECC.. MA UNO SFOGO SOCIALE IN RISPOSTA A QUALCOSA CHE HA POCO DA “RISVEGLIARE” ANIMI DI DIFESA DELLA CATEGORIA! QUINDI CARO/CARA GIORNALISTA NON E’ QUESTO IL CASO DI FARE DIFFERENZIAZIONI, COME HAI FATTO TU INVECE, DI FEMMINE E FEMMINE…

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