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Ferrara, 10 set – Ritrovarsi iscritti nel registro degli indagati e con la Digos in casa per un mi piace su Facebook. Può accadere anche questo nel 2020, tempo in cui parlare di “deriva orwelliana” risulta già superato, visto che stiamo già vivendo in un distopico 1984. Se vi sembra esagerato chiedete a Luca Caprini, consigliere comunale della Lega a Ferrara e poliziotto sindacalista del Sindacato autonomo di polizia, indagato e perquisito a causa di un semplice like scorretto. Caprini aveva mostrato la sua pubblica approvazione social per un post dell’imprenditore Marco Faccini, che attaccava il cantante Sergio Sylvestre per aver massacrato l’inno di Mameli durante la finale di Coppa Italia tra Napoli e Juventus del 17 giugno scorso.

Il like “hitleriano”

“Ma quel signore con i baffi che adoperava i forni non c’e’ più?”, aveva scritto Faccini, ricevendo il like galeotto di Caprini. Il riferimento ad Adolf Hitler è evidente, così come è altrettanto evidente che si tratta di una frase becera buttata lì su un social, come accade da un decennio a questa parte. Un’evidente iperbole. Ma la mannaia della giustizia ai tempi dell’antirazzismo sistemico non va troppo per il sottile e mal si presta ad interpretazioni, e così ecco che mettere un like ad un post del genere equivale ad auspicare veramente la riapertura dei forni per buttarci dentro gli esponenti di una qualche minoranza.

A fare la “spia” era stata Ilaria Cucchi

A tirare fuori la questione e puntare l’indice contro Caprini era stata Ilaria Cucchi, postando il 20 giugno il commento e invocando l’intervento del capo della polizia di Stato, Franco Gabrielli: “Mi chiedo se questi comportamenti siano consoni ad un appartenente all’Istituzione che Lei rappresenta”. Non è un caso che la sorella di Stefano Cucchi abbia deciso di “mandare bevuto” come si dice a Roma un esponente del Sap, sindacato di polizia che più si è espresso duramente contro gli esponenti della famiglia Cucchi.

Insomma il consigliere leghista Caprini e l’imprenditore Faccini sono entrambi indagati per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Il procuratore di Ferrara, Andrea Maggioni, è così intervenuto in merito alla perquisizione: “La perquisizione degli indagati da parte della Digos finalizzata al sequestro dei mezzi informatici, permetterà di appurare se la rivendicazione di superiorità razziale e minimizzazione della Shoah messa in atto sul social sia un singolo, odioso, episodio o se si tratti di una condotta che dura nel tempo”.

Davide Romano

1 commento

  1. “minimizzazione della Shoah” c’era mio nonno che “minimizzava” le guerre in cui ha combattuto (Prima e Seconda). Sarà da avvisare la Digos? Perché di morti ce ne furono ben più di 6 milioni.

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