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Roma, 9 nov – Lui lo aveva ben predetto, in tempi decisamente non sospetti. Era il mese di agosto quando l’infettivologo genovese Matteo Bassetti avvertiva del rischio correlato all’allarmismo mediatico sul Covid-19: «al primo starnuto, o al primo colpo di tosse, il nostro sistema sanitario salterà per aria per colpa di chi ha terrorizzato il popolo. Se continuiamo a dire “Ti viene il Covid, sei fritto e muori”, sa cosa succede? Che il primo a cui viene uno starnuto, o 37,2 di temperatura, corre al pronto soccorso. Questo vorrà dire per noi saltar per aria».

Preoccupazioni diventate realtà

Tre mesi dopo, le preoccupazioni di Bassetti sono realtà. Il sistema dei pronto soccorso è al collasso, «assediati da migliaia di persone asintomatiche o poco sintomatiche che si potrebbero tranquillamente curare a casa e che invece prendono d’assalto i pronto soccorso, intasano i centralini degli ospedali, fanno perdere tempo ai medici. E tutto avviene perché sono state spaventate dalle istituzioni, che avrebbero invece dovuto tranquillizzarle».

Terrore è sinonimo di caos

Lo ha ribadito in un’intervista pubblicata stamattina da Libero puntando il dito, come già aveva fatto in precedenza, contro la comunicazione istituzionale: «Terrorizzare le persone può aiutare a farle stare in casa, ma a livello ospedaliero gestire una popolazione nel panico genera solo caos».

La paura riempie gli ospedali

Secondo il direttore della Clinica Malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, sono stati «il panico e la paura di finire intubati» amplificati allo sfinimento da media, virologi, istituzioni, «a far esplodere il sistema sanitario, non i malati. Se ricevo cento telefonate al giorno da chi non sta male, come curo i malati veri?» Senza contare che «la maggioranza dei positivi è asintomatica o poco sintomatica e che il virus ha una letalità inferiore all’1% e fa male soprattutto a pazienti anziani e con la salute già compromessa».

A chi gli obietta che vi sono stati casi – sebbene rari – di Covid-19 molto virulento in soggetti molto giovani, Bassetti risponde: «Perché è una brutta infezione e concorrono tanti fattori: la genetica, le condizioni di salute, lo stato delle difese immunitarie nel momento del contagio, la carica virale introiettata. Ma già prima della comparsa del Covid, la polmonite contratta fuori dall’ospedale era la quinta causa di morte nel mondo, e uccideva anche cinquantenni e bambini».

Cristina Gauri

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