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Palermo, 20 apr – Ristoranti e commercianti in piazza anche a Palermo. La protesta dilaga, il malcontento è sempre più forte e le iniziative si moltiplicano in ogni angolo del nostro Paese. A volte coordinandosi in più città contemporaneamente (si veda quanto accade sulle autostrade), a volte scegliendo luoghi simbolo del potere politico (palazzi che ospitano le sedi di governo nazionale e/o regionale). Categorie e semplici rappresentanti di lavori vessati da oltre tredici mesi dalle chiusure, dai divieti e dalle disposizioni anti Covid gridano la loro rabbia, la disperazione di veder mortificata la propria dignità di persona e lavoratore, la propria libertà di cittadino italiano i cui diritti sono stati presi e calpestati più e più volte.



Palermo, la protesta. Anche CasaPound in piazza

Schiavi di Dpcm la cui validità e funzionalità, a fronte del problema sanitario che nessuno vuol negare, è fortemente messa in dubbio dagli stessi scienziati/virologi/medici, ponendo le basi per un vero contrasto all’emergenza sanitaria ed economica. Dalla manifestazione di Montecitorio, CasaPound ha lanciato la campagna #AprireSenzaCondizioni, contributo in termini comunicativi e informativi alla cittadinanza su come procedere in questo particolare momento storico. Ieri a Palermo in piazza Indipendenza, dove si affaccia il Palazzo d’Orleans sede della Presidenza della regione Sicilia, si sono radunati per protestare ristoratori, barbieri, parrucchieri, organizzatori di eventi e spettacoli, titolari di centri scommesse, toelettatura per cani, sale bingo, pub, palestre, bar, piscine e associazioni di danza.

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“Il sistema dei ristori si è rivelato fallimentare”

“Al fianco dei lavoratori completamente dimenticati da una classe dirigente che si è dimostrata non in grado di assumersi responsabilità e di decidere, arenandosi dinnanzi alla logica dei colori e degli indici di RT”, si legge nel comunicato di Cpi. Nel corso della lunga mattinata in piazza ha preso la parola Fabio Camilli, proprietario di un pub e portavoce di CasaPound, a sostegno delle categorie più vessate, dichiarando: “Aprire senza condizioni, il sistema dei ristori si è rivelato fallimentari: sia con il Dl sostegno che con l’ultimo decreto, dove a imprese e partite iva si destinano fondi assolutamente insufficienti a coprire anche solo i costi fissi. L’unica strada percorribile è quella del ritorno al lavoro. Che non significa un ‘tana liberi tutti’, ma riaperture con protocolli di sicurezza già stabiliti e approvati dal Cts, e che siano senza fasce orarie o limitazioni di spostamenti territoriali”. Dunque “nessuna limitazione – prosegue Camilli- ma nel contempo occorre potenziare il sistema sanitario, incentivare le cure domiciliari, e provvedere ad una maggiore attenzione al trasporto pubblico, da sempre sottovalutato dai governanti locali e nazionali”.

Emanuela Volcan

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