Palermo, 12 gen – Non esistono limiti, non esiste nulla che non si possa contraffare, manipolare. Soprattutto per la Cina. Le ultimissime conquiste della Terra del dragone sono le proprietà intellettuali e nello specifico brevetti riguardanti, tra l’altro, possibili danni per l’ambiente. In Sicilia, precisamente a Palermo dove il porto quotidianamente vede una grande attività commerciale di import ed export e dove i finanzieri del 1° Nucleo Operativo Metropolitano della locale Guardia di Finanza – unitamente ai funzionari della locale Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – qualche giorno fa hanno trovato, stipate all’interno di due containers provenienti dalla Cina, bombole contenenti 5,5 tonnellate di gas fluorurati a effetto serra.

Quelle bombole cinesi sequestrate al porto di Palermo

Dagli accertamenti successivi si è scoperto (ed ecco spiegata la tempistica con cui è stato reso noto il sequestro e la denuncia) che la miscela – creata nel laboratorio dall’americana The Chemours Company LLC utilizzata in una vasta gamma di attività industriali come la refrigerazione, il condizionamento dell’aria e delle pompe di calore – è registrata con relativo “eco brevetto”, ma in realtà trasgrediva due punti essenziali.

Il primo riguardante proprio la titolarità americana del brevetto con il riscontro effettuato dai finanzieri e dai funzionari con il Corporate Counsel Intellectual Property dell’americana The Chemours Company LLC, che stabiliva “l’effettiva violazione  del diritto di proprietà intellettuale sotteso alla realizzazione della particolare miscelazione di gas importata nel territorio dello Stato”. Il secondo, ancor più grave, riguarda la natura della miscela artificiale che, con le sostanze chimiche presenti, verrebbe meno agli standard stabiliti dal Protocollo di Montreal del 1987, teso alla protezione dello strato di ozono stratosferico terrestre. Qualcuno avvisi la piccola Thunberg, magari una volta e per tutte riesce a capire verso chi dovrebbe rivolgere la protesta sua e dei suoi seguaci del venerdì.

Chi alimenta la contraffazione

Ma la Cina e i cinesi non sono gli unici responsabili. Le bombole, infatti, erano destinate ad una società di Marsala che con il proprio rappresentante legale dovrà adesso rispondere dei reati di contraffazione e ricettazione. Non va sottaciuto che non solo chi vende ma anche chi alimenta e foraggia questo mercato fatto di infrazioni alle regole, su vari livelli, deve iniziare a comprendere la responsabilità delle proprie scelte. E non parliamo solo di commercio e di accordi su vasta scala, ma anche di connubi politici con Stati, come la Cina, che si rifiutano di adeguarsi agli standard minimi di rispetto per il lavoro e per i lavoratori. Questione di scelte, etiche soprattutto.

Emanuela Volcan

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1 commento

  1. Nulla in confronto a quel che passa da porti europei extranazionali. I tempi di Piombino sono passati…

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