Roma, 7 apr — Tra le attività più colpite nel corso del 2020 dalle restrizioni e dalle misure di contrasto alla pandemia figurano le palestre. Una autentica ecatombe quella che risulta dalla ricerca condotta dall’International Fitness Observatory (Ifo), condotta su un campione complessivo di 6000 palestre, in collaborazione con la società Egeria e coordinata dal presidente dell’Osservatorio, Paolo Menconi.

Settore palestre: un’ecatombe

Due miliardi di euro andati in fumo, duecentomila professionisti del settore ridotti o al precariato oppure alla espunzione dal circuito del lavoro. Di questi, il 40% ammette di non sapere se riuscirà e in che modo a resistere alla crisi economica, mentre il 20/25% dei club rileva come le risorse siano insufficienti e assolutamente incompatibili con la possibilità di tenere il passo della crisi.

Sangue di Enea Ritter

Nel 2019 il settore era in piena espansione

Dramma nel dramma è stato il brusco stop imposto alla crescita del settore, che nel 2019 faceva registrare, in tutta Europa, una significativa impennata: circa 65 milioni di iscritti ai club e ricavi pari quasi a 28 miliardi di euro. Proprio questa nettissima controtendenza rende non più rinviabili seri, organici e strutturali interventi di ausilio al settore in crisi. La morfologia di questo comparto, d’altronde, è legata ad una dimensione ridotta, con compagnie individuali mono-imprenditoriali, in attività da diverso tempo (circa 10 anni). Il settore del fitness è molto importante per tutta Europa, se si considera che l’Italia rappresenta l’8% del mercato europeo, subito dopo la Germania (20%), Inghilterra (19%) e Francia (9%). In linea generale, quindi, ricopriamo il quarto posto in Europa con 5,5 milioni di persone che frequentano un centro sportivo e con un mercato annuale di oltre 2,4 miliardi di euro.

Il fitness non è solo svago

I dati sono stati illustrati e presentati nel corso della Giornata mondiale della salute, ad Exercise is Medicine, in concomitanza con la conferenza digitale organizzata da Fit.Comm, una associazione che raccoglie i maggiori esercenti del settore in questione, unitamente a Ministero dell’Economia delle Finanze, medici, attività imprenditoriali e professionisti del settore. «Per quanto il fitness sia un mondo “ludico”, di svago, che eroga servizi in modo apparentemente spensierato, di fatto ha un ruolo chiave: diffonde benessere psicofisico con un’offerta molto variegata e per tutte le tasche, quindi andrebbe considerato diversamente, quasi più vicino al mondo della salute che a quello dello sport, perché fare movimento fa star meglio, è medicina preventiva, e dovrebbe godere di un’attenzione differente», ha dichiarato in questa occasione Paolo Menconi, Presidente Ifo.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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