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Roma, 10 giu – Indro Montanelli non era un giornalista. Era per tutti, anche e soprattutto per chi lo odiava, il giornalista italiano. Lo fu prima per la sinistra che non riusciva a tollerare la sua penna caustica, perché dalle colonne de Il Giornale da lui fondato stroncava in modo tanto lapidario quanto geniale i paradigmi di cartapesta su cui si fondava la retorica marxista. Lo fu poi per la destra addormentata tra le braccia di Berlusconi, perché non riusciva a cogliere il suo strappo da vecchio reazionario che non accettava di chinarsi all’astro nascente della politica spettacolo. Fascista, liberale, monarchico, antiberlusconiano. Montanelli si definì e fu definito in vari modi, ma l’etichetta non si confaceva alla sua toscanità cocciutamente dissacrante. Farebbe dunque ridere, non fosse l’ennesimo attestato che conferisce loro una laurea honoris causa in sciocca ottusità iconoclasta, il tentativo dei Sentinelli di spacciarlo addirittura per razzista.

Sfregio all’intelligenza

Gli indefessi gendarmi del pensiero unico, puntando tutto su questo genere di accusa fuori tempo massimo, chiedono così di rimuovere la statua di Montanelli, scultura in bronzo dorato collocata nei giardini pubblici di Milano. Già imbrattata in passato da qualche inutile idiota, oggi secondo i Sentinelli “laici e antifascisti” la statua a Montanelli andrebbe tolta di mezzo perché il grande giornalista toscano “fino alla fine dei suoi giorni ha rivendicato con orgoglio il fatto di avere comprato e sposato una bambina eritrea di dodici anni perché gli facesse da schiava sessuale, durante l’aggressione del regime fascista all’Etiopia”. Gli stessi Sentinelli motivano questa richiesta ponendo l’esempio della statua di bronzo abbattuta a Bristol durante le manifestazioni dei Black Lives Matter: essendo quella dedicata a Edward Colston, mercante e pure commerciante di schiavi dall’Africa, va tolta di mezzo anche questa a Milano perché Montanelli era un maledetto razzista schiavista. E tanto per aggiungere una ciliegina sulla torta iconoclasta i giardini pubblici andrebbero dedicati “a qualcuno che sia più degno di rappresentare la storia e la memoria della nostra città Medaglia d’Oro della Resistenza”.

Ignoranti all’arrembaggio

Inutile far presente a questi acuti signori che se ci mettessimo a spulciare la biografia dei personaggi a cui in Italia è stato dedicato un monumento pescheremmo talmente tanti episodi deprecabili da trasformare la nostra nazione in un deserto privo di monumenti. Ma come se non bastasse, l’idea dei Sentinelli è stata sul serio presa in considerazione da qualche esponente politico. Guarda caso del Pd. E’ il caso di Diana De Marchi, consigliere comunale del Pd che ha commentato: “Farò in modo che se ne discuta in consiglio”. E ancora: “Quando ci viene presentata una proposta noi siamo sempre pronti ad accoglierla e discuterne, soprattutto quando tocca i temi dei diritti e della dignità delle persone. Le motivazioni della richiesta di rimuovere la statua le riconosco come valide perché quella è stata una brutta pagina della nostra storia. Vanno indagate le motivazioni che hanno portato all’intitolazione e valutare se siano ancora valide oggi”.

Il solito conformismo

Ecco, vista l’ignoranza a riguardo, spieghiamo al volo al consigliere del Pd le motivazioni che “portarono all’intitolazione”. Montanelli soleva passeggiare in quei giardini dove è collocata la statua e la posizione ritrae il giornalista intento a scrivere sulla propria Lettera 22. E’ stata collocata in quel luogo perché poco distante Montanelli subì un attentato da parte delle Brigate Rosse nel 1977. Per questo la statua è lì, dedicata a uno dei più grandi giornalisti italiani del secolo scorso. Il razzismo non c’entra un fico secco e a scandalizzare probabilmente è ancora quella penna tagliente, che un anno dopo l’attentato subìto, stroncò così i suoi detrattori nel suo corsivo Controcorrente: “Al conformismo l’ironia fa più paura d’ogni argomentato ragionamento”. E’ il solito conformismo Indro, nient’altro che quello.

Eugenio Palazzini

8 Commenti

  1. La follia dell’iconoclastia politica, figlia dell’ignoranza, della becera idiozia e della paura che un’immagine o una statua possa far ricordare i limiti della propria sterile ideologia.
    La stessa furia che in passato ha distrutto opere d’arte, opere architettoniche e libri antichi.

  2. I sentinelli de che?? Che luridi servi dei peggiori poteri antinazionali, Montanelli sicuramente non mi faceva impazzire, ma era pur sempre un signor giornalista d’altri tempi, ne erigererei a centinaia di sue statue per indispettire quei parassiti schifosi di inutili radicalchic!

  3. Manco era Fascista ….. al contrario di alcune “pennette alla puttanesca”
    scribacchini di Pravda-Rebubblica loro si fascistelli (peggio dei nemici , solo i traditori …)
    sedicenti partigiani dal 26 aprile …. soffia il vento , si gira la bandiera , diventa rossa la camicia nera ….

    Bastardi , vicini ai terroristi delle BR , brindarono i fascistelli il giorno in cui venne gambizzato .

    Fascetti che avevano scritto libelli sull’ Elogio della RAZZA !!! Ed oggi ricordati dagli ignoranti sardino-sentinelli come nemici del razzismo ….

    Ma sciacquatevi il Bocca ….. (nomen omen)

  4. i Sentinelli. Pensavo che fosse un nomignolo affibbiato per deridere qualche idiota, ma poi ho visto che esistono davvero e sono loro stessi a chiamarsi così! L’assonanza con Tarzanelli è imbarazzante… ma molto più appropriata

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