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Bergamo, 10 giu – Una serie di audizioni “istituzionali” verranno richieste dagli inquirenti che indagano per epidemia colposa a Bergamo. Tra i nomi eccellenti vi è anche quello del premier Giuseppe Conte, che sarà sentito come persona informata sui fatti per stabilire le responsabilità riguardo la mancata istituzione della zona rossa. Un episodio che ha prima arroventato le polemiche, per poi diventare un fascicolo d’inchiesta: perché mentre i morti continuavano ad aumentare e la capienza dell’ospedale Papa Giovanni XXIII era già al limite nessuno si mosse per circoscrivere l’area di Nembro e Alzano come era invece stato fatto per i comuni del Lodigiano? Il prezzo pagato dalla comunità si quantifica nelle migliaia di decessi per coronavirus, un numero che forse si sarebbe potuto contenere se si fosse agito in tempo sulla chiusura di detta zona.

La decisione di chiudere l’area tra Nembro e Alzano non venne mai presa, optando per la creazione di una zona arancione che circoscriveva invece tutta la Lombardia. La procura di Bergamo indaga su più fronti: sulla gestione delle case di riposo, la mancata chiusura dell’ospedale di Alzano e anche sulla istituzione, invocata e mai realizzata, di una zona rossa. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, il dg della sanità Luigi Cajazzo (da oggi destinato ad altro incarico), sono già stati sentiti dai pm che ora procederanno con l’ascoltare l’inquilino di Palazzo Chigi. Nella lista sono presenti anche il ministro della Salute Roberto Speranza, quello dell’Interno Luciana Lamorgese, e, secondo indiscrezioni, nell’elenco figurerebbe anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro.

Proprio il 29 maggio scorso il procuratore capo facente funzione, Maria Cristina Rota, sulla questione di chi fosse il compito di isolare i comuni più colpiti aveva dichiarato: «Da quel che ci risulta è una decisione governativa. Noi vogliamo lavorare serenamente, abbiamo bisogno di pace. C’è un dovere da parte nostra di rendere giustizia, in questo momento siamo al primo gradino». E aveva concluso: «Vi è da parte della popolazione bergamasca richiesta di giustizia e vi è il dovere nostro di accertare i fatti facendo la massima chiarezza su di essi, la cui valutazione sarà operata con particolare attenzione tenuto conto di tutte le particolarità della delicata situazione».

Cristina Gauri

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