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Stop auto benzina e diesel, così ci consegniamo alla Cina: ecco perché

by Alessandro Della Guglia
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Roma, 15 feb – Ieri il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo allo stop alla vendita di veicoli a benzina e diesel dal 2035 in tutti i Paesi membri Ue. Una decisione che spalanca le porte, in particolare, alla Cina. Vediamo perché.

In Italia a rischio 70mila posti di lavoro

Come già previsto a giugno scorso da Anfia, l’associazione che riunisce le industrie automobilistiche italiane, l’ostinazione ad abbracciare una sola tecnologia, ad oggi di totale dominio asiatico, comporterà la perdita di circa 73.000 posti di lavoro, a fronte dei quali ne saranno creati solo 6mila nell’ambito della mobilità elettrica. Il saldo è di quasi 70mila posizioni lavorative in meno.

Un danno enorme per l’Italia, perché adesso in questo settore rischiamo di consegnarci mani e piedi alla Cina. “L’auto elettrica sarà un bene di lusso, costoso a portata di pochi. Nell’altro continuerà ad essere un bene di massa, ma le case automobilistiche cinesi avranno soppiantato i poveri produttori europei. Fantascienza? No, se pensiamo che BYD, colosso cinese dell’auto ha raddoppiato nel 2022 la sua quota di mercato. E intanto, per cercare di mantenere competitività l’industria europea si sta guardando attorno: qui, siamo a rischio delocalizzazioni, che significano disoccupazione. Giusto lavorare per inquinare meno ma non in questo modo”. E’ quanto rimarcato da Paolo Borchia, europarlamentare della Lega, coordinatore Id in commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia (ITRE), durante il suo intervento in Aula a Strasburgo esprimendo la propria contrarietà alla “svolta green” poi approvata dal Parlamento.

Stop auto a benzina e diesel, perché spalanchiamo le porte alla Cina

Non è tutto, perché la situazione se vogliamo è ancora più complessa e rischiosa. Basti pensare che nel 2025 la quota di auto elettriche prodotte dalla Cina e circolanti in Europa sarà di circa il 18%. In pratica, tra due anni, una vettura a batteria ogni cinque che vedremo circolare sulle nostre strade, sarà made in China. Una quota destinata ad aumentare sensibilmente, con un potenziale boom nel Vecchio Continente di veicoli realizzati dal Dragone asiatico entro il 2035, quando smetteremo di produrre veicoli a benzina e diesel.

L’Europa diverrebbe essenzialmente un importatore di automobili, anche perché la transizione delle nostre case automobilistiche è ancora molto indietro, mentre in Cina viaggia a gonfie vele. Ma se anche dovessimo accelerare il passaggio verso l’elettrico, resta un serio problema di fondo: Pechino non controlla soltanto il 60% della produzione mondiale di auto elettriche, ma anche la gran parte delle batterie in circolazione proviene dalla Cina, peraltro con oltre il 32% di queste appannaggio di un unico produttore, il colosso Catl.

Questione di litio

Un dominio garantito dal controllo del litio, elemento ad oggi indispensabile  per la produzione della gran parte delle batterie per i veicoli elettrici. Sì perché la Cina controlla circa il 40% delle 93mila tonnellate di litio grezzo estratte a livello mondiale. E già da qualche anno la potenza asiatica sforna gigafactory che forniscono milioni di batterie per veicoli elettrici sia per il mercato interno cinese, sia per le case automobilistiche europee come Bmw e Volkswagen.

Alessandro Della Guglia

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1 commento

bc 16 Febbraio 2023 - 5:33

Che problema c’è ? Andremo tutti con le supercars (esenti dalla mannaia), con un “110%” studiato ad hoc. Dalla Topolino, alla Panda… alla Ferrari, vero progressisti ?

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