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Mazara del Vallo, 7 mag- Sta rientrando a Mazara il peschereccio Aliseo protagonista dell’ennesimo “controverso” episodio con la marineria libica, sebbene solo un mese fa si registrava nell’incontro di Tripoli l’affermazione soddisfatta del premier Draghi “ricostruire un’antica amicizia”. Già, ma quale amicizia se il collega libico Abdulhamid Dabaiba  si approcciava al medesimo meeting con lo slogan “Prima la sovranità della Libia”?



Il peschereccio italiano mitragliato dalla Libia

E infatti dopo il gravissimo sequestro dei 18 pescatori e delle due imbarcazioni italiane, Antartide e Medinea, per oltre 100 giorni (settembre-dicembre 2020), ieri pomeriggio tre pescherecci della flotta di Mazara del Vallo, Artemide, Nuovo Cosimo e Aliseo sono stati attaccati da una motovedetta militare libica. Erano 35 miglia a nord della costa di Al Khums all’interno di una zona definita ad alto rischio dal Comitato di coordinamento interministeriale per la sicurezza dei trasporti e delle infrastrutture, ma ciò non può mai giustificare un mitragliamento a civili che stanno lavorando.

A smentire l’attacco, giustificandolo come avvertimento, è stato il portavoce della marina libica Masoud Ibrahim Abdelsamad: “Sono stati sparati solo colpi in aria”. Peccato, però, che quei colpi “magicamente” abbiano colpito il comandante dell’Aliseo, Giuseppe Giacalone, ferendolo ad un braccio. E il fatto sarebbe stato confermato dalle cure ricevute, quasi nell’immediatezza, dalla fregata italiana Libeccio che ha risposto alle richieste di aiuto inviate dai pescherecci in questione. Dalla Libeccio s’è alzato in volo anche l’elicottero che avrebbe confermato di aver assistito agli spari dalla motovedetta libica ad indirizzo del peschereccio italiano.

L’Aliseo preso di mira anche nel 2017

L’Aliseo, tra l’altro, nel 2017 ha vissuto un altro grave episodio ovvero il tentativo di sequestro del mezzo, con un abbordaggio durato circa un’ora, sempre da parte dei militari libici e risolto con l’intervento dell’elicottero della Luigi Durand de la Penne della Marina Militare Italiana. Tornando invece all’episodio di ieri non va sottaciuto che i tre pescherecci insieme ad altre imbarcazioni, precisamente la Michele Giacalone, Antonio Pellegrino, Giuseppe Schiavone e Anna Madre, all’alba di martedì scorso erano stati soccorsi a circa 40 miglia da Bengasi dalla nave militare Alpino. “Il comandante mi ha riferito che li hanno visti arrivare da lontano e sparavano colpi in aria con un mitra”, racconta l’armatore della “Michele Giacalone”, Luciano Giacalone, all’Agi. “Addirittura uno di loro è salito sul mio peschereccio e ha danneggiato il radar di bordo”.

L’arrivo dei militari italiani ha evitato guai seri ma non risolve la disputa sulla territorialità delle acque e in special modo sulla ZEE (zona economica esclusiva) ovvero l’area in cui uno Stato costiero ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, ha la giurisdizione in molteplici settori. La Comunità internazionale fissa questa zona entro le 12 miglia dalla costa mentre Tripoli la rivendica fino a 62 miglia. Dunque ogni ogni rapporto, in barba a summit e piacevoli incontri, è sottoposto sempre e comunque alla “sovranità della Libia” che viene prima di qualsiasi trattato internazionale e di qualsivoglia “amicizia”.

Emanuela Volcan

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