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Roma, 7 apr – Il piano vaccini non decolla: non ci sono abbastanza dosi per i continui ritardi nelle consegne da parte delle case farmaceutiche. Il commissario Figliuolo conferma l’obiettivo di 500mila vaccinati al giorno entro la fine di aprile ma numeri alla mano è un’ipotesi impraticabile. Per centrare l’obiettivo infatti servono il doppio delle dosi in arrivo. E come se non bastasse ci sono altri ritardi. Per non parlare delle nuove grane per AstraZeneca, con l’Ema che tra oggi e domani dovrebbe esprimersi nuovamente sulla correlazione del vaccino con rari casi di trombosi. Anche se pare che l’Agenzia europea per i medicinali non bloccherà la vaccinazioni ma darà indicazioni su eventuali fasce di rischio di età.

Piano vaccini, ancora ritardi nelle consegne

Questo il quadro attuale. Ieri sono arrivate 1,5 milioni di dosi di Pfizer. Si tratta della consegna più sostanziosa dall’inizio della campagna vaccinale. Ma AstraZeneca ha fatto sapere che delle 340mila dosi previste per il 14 aprile ne arriveranno soltanto la metà, ossia 175mila. Per le dosi rimanenti bisognerà aspettare il 16 e il 23 aprile. Johnson & Johnson dovrebbe consegnare le prime dosi a partire dal 14 aprile, ma non c’è alcuna certezza che la data sarà rispettata. Infatti dal governo fanno sapere che la data dovrebbe essere posticipata al 19 aprile.

Regioni in pressing: mancano le dosi

Dal canto loro le regioni fanno sapere che mancano le dosi per poter procedere speditamente con le vaccinazioni. Nel fine settimana di Pasqua inoltre si registra il calo più ampio da quando è partita la campagna. E ora siamo al rimpallo di responsabilità tra Stato e regioni: ci sono tre milioni di dosi da utilizzare, contesta il governo centrale. O forse le dosi sono 4,3 milioni (qui i dati aggiornati sul sito del governo). Ma il punto è che nel caos organizzativo le regioni che potrebbero correre sono senza dosi. Alessio D’Amato, assessore alla Sanità del Lazio, non ci gira intorno: “Sono un po’ stanco del balletto delle cifre e sono molto preoccupato. Se vogliamo raggiungere le 500mila vaccinazioni al giorno abbiamo bisogno di 15 milioni e mezzo di dosi in Italia e di uno e mezzo nel Lazio. Il resto sono solo chiacchiere”.

Per aprile le dosi previste sono solo otto milioni, ne servono il doppio

Numeri alla mano, invece, per aprile le dosi previste sono solo otto milioni. E vengono distribuite in proporzione alla popolazione. Forse sarebbe il caso di dare la precedenza a chi riesce davvero a somministrare a pieno regime. “Prima di tutto io voglio che mi sia data la quota che ci spetta, il 10 per cento – fa presente D’Amato -. Poi, quando ci sarà abbondanza, se si vuole dare una premialità a chi va più veloce, va benissimo. Ma mi pare che si stia creando la tempesta perfetta. Ci sono dubbi su AstraZeneca e Johnson & Johnson arriva a scartamento ridotto: 30mila dosi le facciamo in due giorni“, chiarisce l’assessore.

I problemi con AstraZeneca

Sul fronte del vaccino AstraZeneca, su cui ha maggiormente puntato l’Unione europea, ci sono nuovi, continui problemi. Al di là dei ritardi nelle consegne, in Italia soltanto il 54 per cento del totale è stato somministrato, soprattutto perché l’ultima consegna è di soli tre giorni fa e con il fine settimana di Pasqua non s’è mossa una foglia. Inoltre dopo tutto il clamore mediatico sui rischi correlati al vaccino anglo-svedese, molti prenotati rinunciano e chiedono di cambiare.

Il caos organizzativo

A questo si aggiunge il caos organizzativo. Nel Lazio per esempio sembravano sparite 97mila dosi, che risultano consegnate alla regione. Alla fine è stato chiarito che “sono state destinate a forze di polizia, forze armate e Protezione civile nel Lazio”. Problemi anche in Toscana, dove “il portale per gli anni 70-79 è attualmente chiuso perché non ci sono nuovi vaccini – spiega il governatore Eugenio Giani -. La prossima consegna di Astrazeneca è di 9mila dosi, quando siamo in grado di farne 30mila al giorno. Sono appena una goccia”.

Europa in attesa del (nuovo) verdetto Ema su AstraZeneca

In tutto questo, l’Italia è in attesa di sapere cosa dirà l’Ema sul vaccino AstraZeneca e i rischi di trombosi, che a quanto pare ci sono. “Il Comitato di farmacovigilanza (Prac) dell’Ema non è ancora giunto a una conclusione e la revisione è in corso. Terremo una conferenza stampa non appena la revisione sarà terminata”, fa sapere l’agenzia. Dal canto suo il ministro della Salute Roberto Speranza sostiene che si fida “di Aifa e Ema, penso che sapranno darci le risposte giuste ma non dimentichiamo mai che il vaccino è la vera strada per chiudere questa stagione difficile di restrizioni”, fa presente Speranza rimettendosi alla decisione dell’Ema.

Sileri: “Casi di trombosi in donne sotto i 60 anni”

I casi di trombosi successivi alla somministrazione di vaccino AstraZeneca “sono pochi, ma sembrano avere un minimo comun denominatore: donne sotto i 60 anni“, spiega il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. “E’ giusto che questi pochi casi vengano controllati e che l’Ema dia indicazioni sicure. Ogni ente regolatorio può adottare decisioni più restrittive, ma credo sia il momento di adottare una linea comune in tutta Europa. Altrimenti si crea confusione e la popolazione non capisce”, fa presente.

Adolfo Spezzaferro

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