Roma, 21 gen — Francesca Romana Cristicini è reporter per il quotidiano PaeseRoma. Una donna minuta di un metro e sessanta per 40 chili, una donna che sicuramente non impensierisce un celerino in assetto antisommossa… eppure ieri proprio un celerino l’ha presa a manganellate nel pieno svolgimento del proprio lavoro di reporter, mandandola al pronto soccorso. Risultato: un dito fratturato e una profonda lesione sotto l’unghia, più di un mese di prognosi. Il motivo? Essere nel «posto sbagliato al momento sbagliato» almeno secondo gli agenti della celere. Ovvero, trovarsi a Casalbertone a documentare il violentissimo sgombero del Circolo Futurista, occupazione di CasaPound Italia. Perché la gente a casa non deve sapere come la polizia tratta un gruppo di ragazzi disarmati, accalcati contro una serranda. Alla versione «giusta» della vicenda, quella che piace a loro, ci pensano i giornaletti mainstream e le loro strampalate ricostruzioni. Per tutti gli altri giornalisti e reporter, quelli che non si allineano, manganellate e ossa rotte — anche se si tratta di una donna di 40 chili. Noi del Primato l’abbiamo raggiunta telefonicamente per farci raccontare com’è andata.

Raccontaci quello che è successo ieri.
«Ieri mi sono recata, su richiesta di PaeseRoma, il giornale per cui scrivo, a documentare lo sgombero del Circolo futurista a Casalbertone. All’inizio i dirigenti di CasaPound hanno provato a mediare, cercando di evitare lo scontro — che poi è risultato essere univoco, perché la polizia ha caricato in assetto antisommossa — e di temporeggiare in attesa dell’arrivo del senatore leghista William De Vecchis, chiamato a intavolare una trattativa e cercare una soluzione pacifica che tenesse conto delle ragioni degli occupanti. La polizia non ha voluto sentire ragione né aspettare il senatore.

Io mi trovavo il più vicino possibile ai dirigenti per riprendere la conversazione con il cellulare, a un certo punto senza alcun pretesto la polizia ha iniziato a schiacciare i manifestanti contro la serranda del Circolo. Mi sono ritrovata lì, con entrambe le mani alzate che reggevano il telefono per filmare la scena. Sono una donna alta un metro e sessanta e peso 40 chili, in quella posizione non rappresentavo alcuna minaccia: nonostante ciò, e nonostante avessi sottolineato più volte ai dirigenti, ai celerini e alle telecamere della Digos che io fossi della stampa, un agente mi si è avvicinato guardandomi in faccia e mi ha sferrato un colpo tale da provocarmi la frattura del dito e una profonda lacerazione sub-ungueale. Quando la carica è terminata sono rimasta lì per chiedere spiegazioni ai dirigenti della Digos, e Silvestri mi ha comunicato il suo “dispiacere” per quanto accaduto. Io ho risposto che un fatto del genere non può succedere. Se io dichiaro di lavorare per la stampa un celerino non può infierire a manganellate su di me e la mia attrezzatura, è un abuso di potere. Dopo essermi fatta medicare e refertare mi sono recata presso la caserma dei carabinieri, dove ho sporto denuncia contro ignoti dal momento che gli agenti della celere non sono purtroppo resi riconoscibili».

Il comunicato di CasaPound Italia sui fatti di Casalbertone rende noto che non sei stata l’unica a subire la violenza dei celerini.
«Di feriti ne ho visti parecchi. Ho visto ragazzi con la faccia insanguinata per le manganellate sferrate dai celerini, un ragazzo è rimasto sdraiato a terra per circa dieci minuti, altre ragazze presenti sono state picchiate senza alcun riguardo. Quando però sono arrivate le autoambulanze, gli unici a ricevere le cure del personale sanitario sono stati due poliziotti, probabilmente per ferite da schiacciamento a una mano o a un piede. Non ho visto agenti sanguinanti o sdraiati per terra».

Stamattina hai pubblicato un video su Facebook nel quale fai appello alle associazioni per la tutela dei diritti delle donne perché prendano posizione su quanto è accaduto e condannino il gesto.
«Ciò che è accaduto non costituisce soltanto una lesione personale a una persona nell’esercizio della propria professione: questa è stata una violenza esercita su una donna inerme, che non costituiva in alcun modo un pericolo e non rappresentava una minaccia per un agente della celere. Questa può quindi dirsi una violenza di genere, e mi rivolgo a queste associazioni come “Non una di meno” per avere il loro supporto e la condanna di questo episodio. Mi aspetto che mi manifestino vicinanza e solidarietà in quanto donna che ha subito un abuso. Vedremo se si faranno sentire».

Le testimonianze di Francesca Romana Cristicini

 

La ricostruzione di CasaPound Italia quanto avvenuto ieri mattina durante lo sgombero del Circolo Futurista

Cristina Gauri

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Situazioni che una volta avvenivano solo in ambiente carcerario e pochi sapevano e dicevano qualcosa… Quando equipareranno la celere con la polizia penitenziaria gettando così la maschera?!

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