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Genova, 22 dic – Niente controlli e scarsa manutenzione: queste le cause del crollo del Ponte Morandi di Genova in cui il 14 agosto 2018 persero la vita 43 persone. “Non sarebbe crollato se ci fossero stati controlli e manutenzioni costanti“. Questa in sintesi la conclusione della perizia degli esperti, depositata ieri. I tecnici del tribunale avevano il compito di chiarire le cause del crollo, in sede di secondo incidente probatorio. Ebbene, il viadotto Polcevera ha ceduto per via dell’inadeguatezza della manutenzione negli anni. Addirittura – spiegano i periti – Autostrade per l’Italia (gruppo Atlantia di proprietà della famiglia Benetton), ha trascurato “le indicazioni dello stesso ingegner Morandi”.

Ecco la causa scatenante del crollo

In sostanza, spiegano gli esperti, “la causa scatenante del crollo “è il fenomeno di corrosione a cui è stata soggetta la parte sommitale del tirante Sud-lato Genova della pila 9”. Nella sintesi della perizia si legge che “tale processo di corrosione è cominciato sin dai primi anni di vita del ponte ed è progredito senza arrestarsi fino al momento del crollo”. Questo ha determinato “una inaccettabile riduzione dell’area della sezione resistente dei trefoli che costituivano l’anima dei tiranti, elementi essenziali per la stabilità dell’opera”. Più in generale, “le cause profonde dell’evento possono individuarsi in tutte le fasi della vita del ponte, che iniziano con la concezione/progettazione dell’opera e terminano con il crollo”.

“Se fossero stati eseguiti i controlli” il ponte Morandi non sarebbe crollato

Ebbene, sottolineano gli esperti, “lungo questo periodo temporale si collocano le cause che hanno contribuito al verificarsi del crollo”. E quali sono queste cause? Sono i controlli e gli interventi di manutenzione. “Se fossero stati eseguiti correttamente, con elevata probabilità avrebbero impedito il verificarsi dell’evento. La mancanza e/o l’inadeguatezza dei controlli e delle conseguenti azioni correttive costituiscono gli anelli deboli del sistema”, dice la perizia. Se i controlli fossero stati eseguiti e se fossero stati eseguiti correttamente il ponte Morandi non sarebbe crollato.

Nel 1993 l’ultimo intervento di manutenzione

Nello specifico, i periti hanno rilevato che dal 1993, data dell’ultimo intervento di manutenzione, non è stato fatto niente per impedire il crollo. Nessun intervento per “arrestare il processo di degrado in atto e/o di riparazione dei difetti presenti nelle estremità dei tiranti”. Difetti che, “sulla sommità del tirante Sud-lato Genova della pila 9 erano particolarmente gravi”. Ancora, gli esperti sottolineano come siano state “trascurate le indicazioni dello stesso ingegner Morandi con particolare riferimento al degrado degli acciai” dei tiranti. “Il progettista aveva posto attenzione al rischio di corrosione dei cavi. Tali raccomandazioni erano particolarmente importanti e rilevanti tenuto conto della straordinarietà dell’opera”.

Secondo gli ingegneri incaricati dal gip, in conclusione, non c’è stato caso fortuito o incidenza di fattori esterni. Il Morandi era destinato a crollare per carenza di manutenzione. La colpa quindi è di Autostrade.

Adolfo Spezzaferro

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