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Prato, 29 gen – Sembrano spariti nel nulla 15 cinesi residenti a Prato che hanno fatto perdere le loro tracce dopo aver appreso di essere positivi al tampone per il coronavirus.

I 15 fanno parte di un cluster di 25 persone che nei giorni scorsi sono risultate contagiate in base alle analisi effettuate dal laboratorio privato Synlab. Secondo gli operatori del centro i fuggitivi avrebbero esibito un codice fiscale fasullo o numeri di telefono inesistenti. Lo ha reso noto il Dipartimento di prevenzione dell’Asl Toscana Centro che ha il compito di eseguire il tracciamento contatti. Lo riporta La Nazione.

15 cinesi di Prato positvi al tampone sono irreperibili 

«Buongiorno, è il dipartimento di prevenzione dell’Asl». Ma il destinatario della telefonata riattacca e alle chiamate successive nessuno risponde. O anche, «Buonasera, è il dipartimento di prevenzione dell’Asl, lei è il signor Hu?». Risposta: «Non sono io», e la linea cade di nuovo. Questo è il tenore delle telefonate dirette ai 15 cinesi «latitanti» su 25 trovati positivi nella città di Prato.

Una prassi consolidata

«D’altronde non è la prima volta che accade», è l’amara constatazione del direttore del dipartimento di prevenzione, Renzo Berti. Secondo la ricostruzione di Berti, i cinesi di cui si sono persi le tracce si erano sottoposti al tampone fornendo dati personali falsi – tessera sanitaria contraffatta e generalità fasulle – in modo da non poter più essere rintracciati. Spariti nel nulla, andati chissà dove. «Queste dieci persone hanno presentato dati non corretti – aggiunge Berti – e in alcuni casi non hanno fornito neppure un numero di telefono. Per recuperare materialmente gli esiti dei test mandano altre persone».

I cinesi di Prato non collaborano con la Asl

Insomma, risalire all’identità personale è impossibile. Berti fa luce sulla pressoché totale mancanza di collaborazione dimostrata dai cinesi in questo ambito. «Purtroppo incontriamo sempre queste difficoltà, anche quando riusciamo a rintracciarli: c’è chi non parla italiano e ha bisogno dell’interprete, chi fa finta di non capire e attacca».

… e i laboratori privati non controllano

A questo atteggiamento si aggiunge lo scarso controllo operato dai laboratori di analisi privati, che poco fanno per accertare la reale identità del paziente. «La verifica sull’identità personale non è a fini di polizia – spiega Berti – L’accettazione deve essere corredata da tutti i dati fondamentali perché c’è un aspetto sanitario dietro, sennò è come cercare un ago in un pagliaio». Ma a molti cinesi residenti a Prato, questo evidentemente non interessa.

«Non voglio andare a caccia del colpevole, ma se io faccio un’analisi a chi non so chi è o dove sta, i riflessi di questo comportamento ricadono sulla salute collettiva. Sono attività private che avranno le loro regole ma questo è un buco che crea una falla nel sistema». Infine Berti lancia un appello ai cinesi: «A noi non interessa se queste persone sono irregolari, devono avere fiducia».

Cristina Gauri

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