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knox sollecitoRoma, 28 mar – C’è un ultimo colpo di scena nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nella notte del 1º novembre 2007: la Quinta sezione penale della corte di Cassazione ha infatti assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Solo la Knox è stata condannata a tre anni per il reato di calunnia, pena già scontata.

L’unico colpevole per la morte della giovane studentessa inglese resta quindi l’ivoriano Rudy Guede, già condannato in via definitiva con rito abbreviato.

Più complicato l’iter dell’altro filone processuale: la statunitense Amanda Knox e l’italiano Raffaele Sollecito furono condannati in primo grado e assolti in appello per non avere commesso il fatto.

La Corte di Cassazione, tuttavia, annullò la sentenza assolutoria d’appello e rinviò gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze. Per il procuratore generale di Perugia, la sentenza di assoluzione era “da cassare” poiché minata da “tantissime omissioni”, “errori” e, quindi, da “inconsistenza delle motivazioni”.

Il 30 gennaio 2014 la Corte d’Assise d’Appello di Firenze confermava la colpevolezza degli imputati condannando Amanda Knox a 28 anni e 6 mesi di reclusione e Raffaele Sollecito a 25 anni di reclusione. Ieri, tuttavia, è arrivata la sentenza definitiva che annulla senza rinvio le condanne.

Da Seattle, la Knox si è dichiarata “tremendamente sollevata e grata” per la sentenza della Cassazione. Sollecito è scoppiato a piangere non appena ha ricevuto la notizia del verdetto della Cassazione. “Sono immensamente felice che quella stessa magistratura che mi ha condannato ingiustamente mi ha restituito oggi la dignità e la libertà”.

Dopo la parola fine posta sul lungo processo, tuttavia, si può dire che sull’omicidio di Meredith sia stata fatta una luce piuttosto fioca, a cominciare dal fatto che Rudy Guede è stato dichiarato colpevole del delitto “in concorso con altri”. Altri che non sono Amanda e Raffaele. Altri che forse non sono mai esistiti. Altri che comunque non conosceremo mai.

Giuliano Lebelli

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