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Roma, 25 ott – Non più le terapie intensive, come tra fine marzo e ad inizio aprile. Mentre le sale dei reparti di rianimazione ospitano infatti poco più di un quarto dei pazienti rispetto al picco primaverile della pandemia, l’allarme adesso arriva dai pronto soccorso di ogni parte d’Italia.

“Nei pronto soccorso situazione drammatica”

A lanciare l’allarme è Salvatore Manca, presidente della Simeu – Società italiana di medicina di emergenza-urgenza: “La situazione nei Pronto soccorso è drammatica, con fortissime criticità in tutte le Regioni. I Ps, in questi giorni, sono presi d’assalto da pazienti con sintomi da Covid-19 e ci sono file di ambulanze in attesa“, spiega all’Ansa. Una situazione resa ancor più tragica da storie come quella dell’anziano, pur senza sintomatologia ascrivibile agli effetti del coronavirus, morto in Abruzzo in attesa del ricovero.

Sotto accusa le carenze di personale

La ragione degli episodi di sovraffollamento sarebbe da ascriversi ai “3mila medici ed infermieri in meno rispetto all’organico che dovrebbe essere previsto“, prosegue Manca, che denuncia: “Stiamo sopperendo accettando di svolgere sovraccarichi di lavoro e turni no-stop”.

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Non meglio va dal lato dell’assistenza territoriale, anch’essa non potenziata nel corso degli ultimi mesi: “i servizi territoriali non riescono a rispondere alla domanda di assistenza e le unità Usca per l’assistenza domiciliare sono pochissime: invece di una ogni 60mila abitanti, come indicato, in varie Regioni ne è presente una ogni 180mila. In queste condizioni è inevitabile che la gente si riversi sugli ospedali o sul 118″. Tanto che numerosissimi pazienti si recano al pronto soccorso pur presentando una sintomatologia lieve, assolutamente affrontabile ricorrendo al medico di base. Invece i reparti Covid dei punti di primo intervento “sono pieni ed i Ps stanno diventando un ‘parcheggio’ per questi pazienti anche per 3-5 giorni. Stiamo assistendo tutti ma mancano medici e infermieri. Non ce la facciamo più a reggere”.

Filippo Burla

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