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Quando le parole fanno paura: giovani condannati per un motto dannunziano

by La Redazione
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motto dannunziano, giudici

Roma, 3 mag – Giovani condannati per un motto dannunziano. Siamo ancora una volta di fronte a un attacco ben definito alla libertà di espressione, negata a quelle parti politiche scomode che rifiutano di allinearsi alla psicosi del pensiero unico. Indagini e condanne che hanno soltanto un utilizzo prettamente politico, questa volta la repressione liberticida vede interessati alcuni giovani militanti del Blocco Studentesco, i quali sono stati processati per aver espresso le proprio idee.

Se un motto dannunziano viene criminalizzato

Come riportato all’interno delle pagine di alcune testate, il tribunale di Milano ha condannato – lo scorso marzo – sette militanti del noto movimento del fulmine cerchiato a due mesi di reclusione con l’aggiunta di una sanzione di 150 euro. Come mai? Perché nella giornata del 23 Marzo 2019, in piazza San Sepolcro, se ne uscirono per tre volte con il famoso motto di dannunziana memoria “Eia Eia Alalà”. L’episodio è stato punito poiché in contrasto con la legge Mancino. Secondo i giudici, il grido di esultanza che utilizzarono gli aviatori italiani durante la prima guerra mondiale e in seguito coloro che seguirono il Vate nell’impresa di Fiume, è veicolo di propaganda di idee fondate sulla superiorità della razza e di istigazione a commettere violenza per motivi razziali ed etnici.

La condotta dei giovani militanti è stata considerata “potenzialmente idonea a determinare la messa in pericolo dell’ordine pubblico”. Con questa sentenza si sposta così la condanna di determinati comportamenti da un piano materiale a un piano quasi ontologico, aggiungendo un altro tassello all’arbitrario processo di censura e cancellazione di qualunque entità non accettata dal pensiero unico dominante. Non è ammissibile che per legge venga impedito di esprimersi e di pensare.

Si tratta infatti di una censura basata su un criterio assolutamente fazioso, il quale condanna dei giovani che hanno solamente avuto il coraggio di esprimere pubblicamente il loro credo e criminalizza un motto utilizzato da coloro che diedero la vita affinché potessimo ancora oggi vedere il nostro tricolore sventolare fiero sui confini d’Italia. Confini tracciati con il sangue di eroi troppo spesso dimenticati da chi, per paura, si innalza a censore di parole che realmente incarnano un significato, diventando simboli eterni. Eroi dimenticati dagli alfieri della mediocrità che disprezzano tutto ciò che si professa alto rispetto alla moria dei nostri tempi.

Andrea Grieco

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2 comments

Cesare 3 Maggio 2021 - 6:21

Se invece uno dice “viva il comunismo” non c’è problema anche se il comunismo ha prodotto milioni di morti con l’ holodomor(circa 4 milioni di contadini ucraini-kulaki- morti per fame) o con gulag e sterminio dei milioni di cristiani in russia da parte di bolscevichi.E questo senza parlare dei milioni di morti di Mao(Sotto il regime di Mao si stima che a causa della sua politica morirono tra i 13 e i 46 milioni di cinesi-wikipedia) o Pol pot(2 milioni),etc.

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fabio crociato 4 Maggio 2021 - 11:04

Chi ha paura delle parole nel migliore dei casi è un permaloso, altrimenti ignorante sino a frustrato; sarebbe interessante sapere il parere di A.Meluzzi sul tema.

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