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Immigrati (1)Roma, 21 giu – Uno dei metodi d’azione preferiti dal pensiero dominante è quello di avere obbiettivi epocali, enormi, devastanti e di dissimularli dietro mere richieste di buonsenso, dietro un tiepido e innocuo riformismo.



Chi lancia l’allarme rispetto alle conseguenze catastrofiche delle migrazioni di massa viene per esempio fatto passare per paranoico: macché, nessuno sta pensando a cambiamenti radicali o sostituzioni di popoli, si tratta solo di dare una assistenza dignitosa a dei disperati. E chi è così crudele da rifiutare ciò? Peccato che ogni tanto qualche lapsus riveli la verità.

Leggere, per esempio, l’editoriale pubblicato il 19 giugno 2015 a pagina 5 di Internazionale, a firma del direttore Giovanni De Mauro. Un testo breve, ma davvero esemplare.

Prima si dice che “è inutile cercare argomenti razionali per discutere con chi trasforma i migranti in nemici e se ne serve per raccogliere consensi intorno a un progetto che appare sempre più chiaramente reazionario e a tratti autoritario. La logica non farà cambiare idea a chi usa i migranti come capro espiatorio della crisi economica, sfruttandoli per spostare l’attenzione dai veri responsabili”. Primo punto: è inutile discutere, è inutile spiegare. È il primo passo di ogni polizia del pensiero.

Si dice poi che è “tempo perso” cercare di “spiegare numeri alla mano che i migranti non sono così tanti da rappresentare un pericolo per un continente come l’Europa”.

Curioso come queste parole arrivino a poche ore di distanza da quelle dell’agenzia dell’Onu che si occupa dei rifugiati (Unhcr), secondo cui sarebbero stati nel 2014 ben 59.5 milioni i rifugiati nel mondo. Se queste persone fossero riunite in un unico Paese, formerebbero il ventiquattresimo stato più popoloso al mondo (appena dopo l’Italia). Un numero senza precedenti dai tempi della seconda guerra mondiale, in crescita di 8.3 milioni rispetto al 2013. Ogni giorno, sono oltre 42mila le persone costrette a lasciare la propria casa.

E secondo nostri calcoli approssimativi ma sicuramente calcolati per difetto, in questo momento più di 230 milioni di persone, solo in Africa, vivono in zone di guerra e sono quindi dei potenziali aspiranti al titolo di rifugiato. Ma che vuoi che sia, non è mica un pericolo.

De Mauro conclude che la controproposta, rispetto a quei cattivoni degli xenofobi che sfruttano le paure della gente, dovrebbe essere quella di un vasto movimento che abbia la forza “per chiedere due cose semplici: l’apertura di tutte le frontiere e la libertà di movimento per ogni abitante della Terra”.

Ma non c’è pericolo, non c’è emergenza, beninteso: è solo la grettezza elettoralistica di Salvini che lo porta a sostenere che “tutta l’Africa in Europa non ci sta”. No, ci sta eccome. Basta eliminare gli europei. È questo, in fondo, l’obbiettivo neanche troppo celato. Ora se non altro lo sappiamo. A volte certe letture sono davvero istruttive…

Giorgio Nigra



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1 commento

  1. Il nord africa non era affatto arabo (Cleopatra ad esempio era egizia non egiziana , S.Agostino non era arabo ) poi un pò alla volta nel corso di un paio di secoli, gli arabi hanno invaso il nord africa che ha fatto la fine che vediamo oggi. Lo stesso dicasi per quella che adesso chiamiamo (purtroppo) turchia. Quella terra fu invasa lentamente da popolazioni violente e arretrate asiatiche che hanno cancellato la cultura bizantina e cristiana. E’ questo il destino dell’europa , di questo concentrato gelatinoso che non ha più idee e progetti se non il matrimonio omosessuale i figli a pagamento l’aborto sistematico. L’importante è che facciamo un culo così alla Grecia, su quello l’europetta è inflessibile.

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