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Treviso, 24 mar – Il 16enne nordafricano che l’altro ieri ha ridotto in fin di vita a coltellate la 26enne Marta Novello? «Un bulletto», «un bravo ragazzo con alle spalle una vita molto difficile», «sicuramente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti». Una storia «inquietante».

Tutti minimizzano il gesto del nordafricano

Dal sindaco di Mogliano Veneto, teatro dell’atroce tentativo di omicidio, all’allenatore della squadra di calcio del giovane, è tutto un affrettarsi a minimizzare, giustificare, ridurre la portata della tragedia. E’ tutto uno scegliere minuziosamente i termini per smorzare i toni. Intanto Marta lotta da due giorni tra la vita e la morte, con i polmoni squarciati dalla furia dell’adolescente.

Le condizioni di Marta rimangono disperate

Subito dopo l’aggressione, avvenuta lungo una pista ciclabile in mezzo alla campagna, la ragazza è stata portata in elicottero in ospedale e sottoposta ad un delicato intervento chirurgico. Le sue condizioni sono disperate. Avrebbe potuto non arrivarci viva in sala operatoria, se due operai appena smontati dal turno non fossero intervenuti a dividere i due che lottavano sul fondo di una roggia. Lui che bestialmente infieriva sulla 26enne con un coltello da cucina, lei ormai esangue senza più a forza di difendersi dai colpi.

Luci e ombre sul movente

La pista seguita dagli investigatori è quella della rapina. Il 16enne nordafricano, incensurato, faceva parte di un gruppetto di giovani più volte identificati e segnalati dalla municipale per assembramento e violazione delle norme anti contagio. I carabinieri lo hanno arrestato per tentato omicidio a scopo di rapina e tradotto nel carcere minorile di Treviso.

Ma il movente della rapina non convince del tutto gli investigatori e chi conosce Marta. Innanzitutto, la ragazza stava praticando jogging e aveva con sé soltanto il cellulare. Venti coltellate sembrano suggerire rancore più che la bramosia di impossessarsi di uno smartphone? Alcune voci riportate dal Messaggero suggeriscono che Marta potrebbe aver conosciuto il nordafricano durante il suo lavoro di mediatrice culturale. «Non è stata una rapina. Li hanno visti camminare insieme per 200 metri. Forse lui l’ha seguita».

Anche il legale del ragazzo, Matteo Scussat, minimizza. Lo descrive come «un adolescente come tanti altri». I due hanno parlato dopo l’arresto. «Oggi abbiamo parlato in modo sereno, ma non chiedetemi nulla di più». Scussat ammette però che sulla vicenda vi sono «aspetti ancora poco chiari». Il sindaco Bortolato non vuole credere al gesto premeditato. Preferisce ipotizzare lo stato di alterazione mentale dovuto all’assunzione di qualche droga. «Un ragazzino di neanche 16 anni che compie un atto del genere è assolutamente fuori da ogni schema. L’unica cosa che ho ipotizzato è che per commettere un atto criminale del genere potesse essere sotto l’influenza di sostanze stupefacenti».

Cristina Gauri

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6 Commenti

  1. Ovvio, è un bravo ragazzo. Uno come tanti. Uno di quelli che si alza la mattina ed esce con un coltellaccio in zaino ad uccidere persone in strada. Non criminalizziamo. I cattivi ragazzi sono altri…siamo davvero alla frutta. Siamo alla vittimizzazione dei carnefici.

  2. Egregio Sindaco, un atto del genere è dentro uno schema ben preciso che miete numerose vittime dagli anni ’70 !!
    Risponda ad una semplice domanda: chi gli ha fornito la droga è in qualche modo responsabile, o no? E poi, l’ essere drogato è una attenuante od una aggravante?
    A tutti, occhio a vivere con un tossico accanto (soprattutto se non lo si sa) … E adesso sono diventati davvero tanti. Questo, tra l’ altro, è il motivo principe per il quale nessuno si fida più del prossimo.

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