Roma, 24 mar – A dicembre 2020 su questo giornale abbiamo comparato i dati per comprendere l’incremento degli sbarchi di immigrati. Gli arrivi sono aumentati del 258 per cento nei 15 mesi di Luciana Lamorgese al Viminale (15.075) rispetto ai 15 mesi di Matteo Salvini (38.878). Nei primi mesi del 2021 la situazione non sembra affatto migliorata. Adesso il ministro dell’Interno si scuote dal torpore e si accorge che in effetti la il tutto le è leggermente sfuggito di mano.



Lamorgese: “Sbarchi in aumento, urge intervento Ue”

“Registriamo un aumento dei flussi migratori provenienti soprattutto dalla Libia. Ho già preso contatto con il mio omologo libico, Khaled Mazen, e conto quanto prima di incontrarlo”, dice Lamorgese in un’intervista rilasciata a Repubblica.

I dati evidenziano l’assoluta urgenza di un intervento concreto dell’Unione europea che preceda gli esiti del complesso negoziato sul patto sull’immigrazione e l’asilo”, aggiunge il ministro dell’Interno. L’intervento di Bruxelles sarebbe senz’altro auspicabile, ma la scarsa solidità dei patti sin qui siglati dimostra che è necessario un intervento italiano prima che europeo. Altrimenti gli sbarchi non si fermano. Continuano, anzi aumentano nonostante la pandemia che in qualche modo dovrebbe scoraggiare le partenze. Secondo Lamorgese è necessario “ripartire dallo spirito di Malta che, da settembre del 2019, ha consentito di trasferire in Europa 987 richiedenti asilo, l’89 % degli sbarcati in Italia. L’Italia continua a chiedere in tutte le sedi europee un meccanismo operativo di solidarietà, sostenuto dai Paesi che condividono con noi i principi del rispetto dei diritti umani, in grado di partire dai prossimi mesi”.

Lo “spirito” evocato dal ministro

Gli scarsi frutti di questo “spirito”, sono in realtà sotto gli occhi di tutti. Eppure Lamorgese è convinta che sabato scorso ad Atene sia stato centrato un “risultato più importante con il documento che i Paesi del Med5 – Cipro, Grecia, Italia, Malta e Spagna – hanno inviato alla Commissione europea e in cui vengono cristallizzati due punti fondamentali: il principio di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità e la necessità di istituire un meccanismo europeo gestito a livello centrale per facilitare i rimpatri su richiesta degli Stati interessati”. Siamo però, al solito, di fronte a buone intenzioni e nulla più. Belle parole, dichiarazioni di principio non seguite da passi concreti.

Sbarchi autonomi “cresciuti nell’ultimo anno”

C’è poi un problema specifico, quello dei cosiddetti sbarchi autonomi. “E’ un fenomeno che c’è sempre stato ma è cresciuto nell’ultimo anno anche per la crisi economica che ha colpito Paesi come la Tunisia”, dice Lamorgese. “Con il gruppo Med5 abbiamo chiesto alla Commissione di potenziare gli accordi di partenariato con i Paesi di origine e di transito dei flussi: in questo modo saremo in grado anche di prevenire la tratta di migranti, la perdita di vite umane e di promuovere rimpatri effettivi. Nei primi mesi del 2021 abbiamo fatto 776 rimpatri, 367 in Tunisia”. Ma i rimpatri non bastano, urge fermare gli sbarchi. E’ su questo che il ministro deve muoversi con urgenza, a prescindere dall’intervento Ue.

Alessandro Della Guglia

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