Firenze, 27 gen — Prima lasciano che un ragazzo muoia da solo, nel freddo della terapia intensiva, negando alla madre di porgergli l’ultimo saluto, di confortarlo nel momento dell’agonia e del trapasso. Il tutto in virtù di norme «sanitarie» anti Covid oscene e che di sanitario e scientifico non hanno nulla. Poi, finiti sotto i riflettori, una volta assaggiata la gogna mediatica, si scusano.

Comoda la vita per l’Asl Toscana, che oggi esprime «sentite condoglianze e vicinanza» ai genitori e alla famiglia di Simone Benvenuti, il 23enne morto a Torregalli morto da solo in terapia intensiva nonostante le insistenze della madre, Rosalia De Caro, che aveva chiesto ripetutamente di poter stare vicino al figlio gravemente malato. La direzione dell’ospedale le aveva risposto picche. Ci sono le norme anti Covid, bisogna prevenire i focolai.

Ragazzo morto in terapia intensiva: la madre denuncia in tv

La signora De Caro ha denunciato ad Agorà su Rai 3 quanto successo al figlio. «Un pomeriggio mi ha chiamata dicendo che non riusciva a respirare e che aveva l’ossigeno. Ho telefonato in reparto perché non mi avevano nemmeno chiamato e mi dicono che la situazione è grave. Allora ho detto loro di farmi entrare, ma mi hanno detto: ‘Signora non la possiamo far entrare per il Covid, può portare qualche focolaio».  Norme che rasentano il bestiale, un orrore burocratico senza fondamenti scientifici che nel nome di una presunta «sicurezza» lascia le persone in un abisso di sofferenza psicologica, ma non solo.

Costretta ad abortire in un parcheggio

Ricordiamo, per esempio, la vicenda della donna incinta di Sassari, arrivata all’ospedale in procinto di avere un aborto spontaneo. Vaccinata con doppia dose e in attesa della terza, si è vista negare l’accesso perché sprovvista di tampone, che non sarebbe stato possibile effettuare prima di qualche giorno. Così la donna è stata rispedita a casa. Nemmeno il tempo di salire in macchina, è sopraggiunta un’emorragia: e lei ha perso il bambino. Sarebbe successo comunque, anche in ospedale, come ha ammesso lei stessa: «Non voglio dire che una visita avrebbe potuto cambiare il destino». Ma, e c’è un grosso ma, «io mi sento profondamente triste e arrabbiata, perché ciò che mi è mancata è stata la comprensione umana».

La comprensione è morta

La comprensione, così come la pietà, è morta ormai da due anni, nelle parole di un medico che manda una madre ad abortire in un parcheggio. Nel personale che nega alla madre di tenere la mano al proprio figlio. E’ la stessa assenza di pietà che butta giù dall’autobus un ragazzino disabile perché si è dimenticato del green pass. Che condanna a due mesi di carcere una donna per aver violato l’isolamento (da negativa al test) per aver soccorso un motociclista. Che sta permettendo ai frustrati e agli incapaci di partecipare a un esperimento di Stanford su scala globale, dove gli aguzzini danno sfogo alla propria infamia delatoria e alla propria sete di potere e controllo sulle vite altrui, per riscattarsi socialmente, legittimati dal «verbo sanitario», dai «morti di Bergamo», dall’«emergenza sanitaria», dal «fare tutto in sicurezza».

La stessa assenza di pietà, guarda caso, perfettamente, circolarmente, permette però a giornalisti e relative telecamere di invadere la privacy dei malati di terapia intensiva — con loro non c’è pericolo di focolai — il fermo immagine sugli sguardi sofferenti attraverso i caschi, la morbosa richiesta di dati sensibili ai persone inermi («lei è vaccinato»), proponendo a tutte le ore questi filmetti pornografici che qualcuno ha il coraggio di chiamare «servizi», ma che per noi rimangono «servizietti». C’è bisogno di nuove regole, è il disperato appello della signora Rosalia De Caro. Nessuno ha bisogno delle scuse tardive dell’Asl, che si palesa solo quando il calore dei riflettori si fa insopportabile. C’è bisogno di quella famosa «umanità» che per la sinistra va espressa da lontano, facendo «ciao» con la manina agli immigrati sui balconi, o esaudendo l’ennesimo capriccio arcobaleno dei predatori di «diritti». Ma è chiaro che non è concesso smantellare l’impalcatura schizofrenica e ascientifica di norme e cavilli sulle quali si regge la burocrazia pandemica: caduta quella, la gente si sentirebbe in diritto di pensare che tutto stia per tornare come nel 2019. Cosa che — è evidente — non è permessa.

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. E’ oramai dittatura dichiarata!!Adesso i no-vax sono considerati “contesto eversivo antigovernativo NO VAX”
    dal sito ; maurizioblondet
    Lettera da Cesare Sacchetti

    Carissimi, purtroppo stamattina non ho avuto un piacevole risveglio. Mi sono svegliato con gli uomini della Digos che sono venuti ad eseguire un decreto di sequestro del mio cellulare. La mia “colpa” è stata quella di aver fatto il mio lavoro di giornalista libero e indipendente e di aver riportato ciò che fonti qualificate mi hanno detto in merito alle condizioni di salute di Mario Draghi.

    I magistrati che hanno avviato questo procedimento mi contestano una “prevedibile istigazione ad una reazione nel contesto eversivo antigovernativo NO VAX” per via della pubblicazione di “notizie false”……………………………

  2. Nonostante io mi svegli tutte le mattine alle quattro per preparargli il caffè
    https://www.plurk.com/m/p/omzgdg

    pare che la DIGOS si guardi dal venirmi a trovare 😀

    Con me i Magistrati si limitano a rubricare come modello 45 (fatti non costituenti reato) anche quando il reato è evidente
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2021/07/04/ad-libitum/

    se sono io il denunciante per risparmiare anche i soldi della notifica di archiviazione.

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