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Roma, 11 ott – Sergio Mattarella ha accolto in Quirinale il Presidente della Repubblica Ellenica Aikaterinī Sakellaropoulou al fine di trattare le possibili risposte alle diverse crisi che stanno attraversando le nazioni del Mediterraneo, oltre all’Europa intera. Più in dettaglio, i temi trattati hanno riguardato l’emergenza dovuta al notevole aumento dei flussi migratori – in relazione agli accadimenti del campo profughi di Moria – oltre alla crisi economica causata dalla pandemia di Covid-19, unendo il tutto ad un tanto sostanziale, quanto inutile, appello all’Unione Europea.

Una timida richiesta di aiuto

Di fronte al braccio di ferro avvenuto pochi giorni fa tra Parlamento e Commissione al fine di definire i dettagli sull’erogazione del Recovery Fund – conclusosi con un totale nulla di fatto – il Presidente della Repubblica ha colto l’occasione dell’incontro con la Sekallaropoulou per fare un appello all’Unione: “L’andamento dell’emergenza sanitaria causata dal Covid richiede all’Unione Europea la massima tempestività nella messa in campo di tutte le misure necessarie. Per questo mi auguro che siano presto superati i tentativi di rallentamento”. L’invito ad un’Europa più forte e coesa in termini di risposta alla crisi economica dovuta al virus, si unisce ad una richiesta – silenziosa e pacata – di attenzione nei confronti dell’aumento spropositato dei flussi migratori che stanno attanagliando Italia e Grecia.

Il voltafaccia di Mattarella

Appena un mese fa, lo stesso Presidente della Repubblica che oggi chiede “massima tempestività” all’Unione Europea sull’erogazione del fondo di ricostruzione, parlava di un’Europa capace di prendere “decisioni coraggiose ed innovative”, grazie ad un’innata “capacità di ritrovare lo spirito dei suoi padri fondatori”.

Partendo dal presupposto che i fondi del Recovery Fund non sarebbero altro che l’ennesima brutale cessione della nostra sovranità a Bruxelles, il voltafaccia di Mattarella è quantomeno innegabile, dato il brevissimo lasso temporale in cui è avvenuto: parlare in termini di “tempestività” oggi, dopo mesi e mesi dallo scoppio della prima epidemia, è una presa in giro nei confronti della stremata economia della nazione di cui egli stesso è presidente.

Sebbene l’Ue non sia ancora stata in grado di approvare, o quantomeno ideare – il fondo di ricostruzione non è, fattualmente, una riforma economica positiva per il nostro Paese – una concreta risposta economica, appena un mese fa si sentivano parole di stima dal Quirinale nei confronti degli stessi burocrati che stanno cercando di privarci dell’ultimo briciolo di sovranità.

Giacomo Garuti

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