Torino, 8 feb – Reddito di cittadinanza, scoperta maxi truffa da sei milioni di euro a Torino: indagate ben 960 persone di cui 330 cittadini rumeni. Avrebbero dichiarato dati falsi e residenze inesistenti per ottenere in modo illegittimo il sussidio economico ai danni dello Stato.

Reddito di cittadinanza: scoperta a Torino maxi truffa da sei milioni di euro. Indagati in 960, di cui 330 rumeni

Il Rdc, misura-bandiera del M5S, continua a finire nelle tasche sbagliate perché mancano controlli adeguati. Stavolta le indagini sono scattate dopo che la polizia municipale di Torino ha sorpreso un cittadino di nazionalità rumena ad effettuare prelievi di denaro presso uno sportello bancomat con diverse carte di pagamento elettroniche. Proprio l’utilizzo di diverse carte di credito ha insospettito gli agenti che hanno voluto approfondire la questione. Dalle indagini è emerso che nella maxi truffa sono coinvolti ancora una volta centinaia di rumeni non residenti in Italia, senza alcun diritto al sussidio.

Pizzicato un uomo con numerose carte Rdc che prelevava soldi al bancomat

“L’uomo era in possesso di numerose carte Postepay rilasciate per il reddito di cittadinanza intestate ad altre persone, non presenti sul posto. Una condotta vietata dalla norma che stabilisce la non cedibilità della carta di reddito di cittadinanza a terzi”, spiegano dal comando. Come riporta Torino Today, sono scattati subito la segnalazione dell’uomo all’autorità giudiziaria, il sequestro delle carte e l’avvio delle indagini. Dall’analisi dei dati forniti dall’Inps è emerso che tutti gli intestatari delle carte di Rdc avevano dichiarato, in regime di autocertificazione, un Isee pari a zero e la residenza in via della Casa Comunale, 3 a Torino.

I truffatori rumeni residenti nella via che non esiste

Proprio la residenza, requisito fondamentale per ottenere e mantenere il Rdc, ha fatto scattare i sospetti. Ebbene, da un accertamento al terminale anagrafico del Comune di Torino, gli indagati sono risultati tutti “inesistenti”. Non solo a quell’indirizzo, ma su tutto il territorio comunale. Un ulteriore chiarimento dell’Anagrafe comunale ha confermato peraltro l’impossibilità per un cittadino comunitario, come nel caso di una persona di nazionalità rumena, di ottenere la residenza in via della Casa Comunale 3. Perché si tratta di un indirizzo virtuale creato dal Comune di Torino per dare una residenza ai rifugiati, titolari di protezione internazionale e umanitaria.

A quel punto gli agenti hanno incrociato i dati dell’anagrafe con gli elenchi forniti dall’Inps contenenti tutte le richieste di Rdc nelle quali era dichiarata una residenza in via della Casa Comunale 3. E così hanno scoperto che ben 330 cittadini rumeni hanno dichiarato di essere residenti nella stessa via. “Come se non bastasse, le 330 persone controllate, in gran parte appartenenti allo stesso gruppo familiare, non sono risultate nemmeno residenti sul territorio nazionale“, spiegano. “Pertanto si tratterebbe di reddito di cittadinanza concesso a residenti in Romania che probabilmente non si trovano neanche fisicamente sul territorio nazionale, lasciando ipotizzare una gestione dei fondi accentrata su pochi soggetti”, spiegano dal comando.

In tutto interrotta l’erogazione del Rdc per 960 cittadini di varie nazionalità

Ma non finisce qui. Tramite i terminali anagrafici locali, l’anagrafe nazionale ed il sistema informatico delle forze di polizia, sono stati scoperti altri 630 nominativi di cittadini di varie nazionalità che hanno dichiarato dati falsi e residenze inesistenti per ottenere il Rdc. Anche per loro, così come per i 330 rumeni, la procura di Torino ha disposto l’interruzione dell’erogazione del sussidio.

Ludovica Colli

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