Roma, 13 giu — Gravissime, intollerabili le violazioni dei diritti nei confronti di trans e persone non-binarie ai seggi elettorali delle elezioni comunali e del referendum di ieri domenica 12 giugno: gli elenchi — rosa per le femmine, blu per i maschi — del ministero degli Interni che regolano l’accesso ai seggi non tengono infatti conto «della complessità delle persone trans».

Il pianto Lgbt: ai seggi si discriminano i trans

Da Bolzano a Palermo tuonano gli attivisti Lgbt dello Stivale rappresentati da Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay per i diritti Lgbt+, Solidale, Ambientalista, Liberale: c’è un registro per le donne e uno per gli uomini, ma ne andrebbe creato uno anche per chi è affetto da disforia di genere. Oppure andrebbero aboliti i registri e si dovrebbe procedere in file uniche, genderfluid, perché, spiegano, «migliaia di persone aventi diritto al voto in questo momento in Italia non sono in possesso di documenti conformi alla propria identità». Che tradotto significa: i trans spesso si vergognano di rivelare al presidente di seggio e agli scrutatori il proprio sesso biologico, pardon «assegnato alla nascita», come specificano loro, quello cioè indicato nei documenti d’identità.

Abolire gli elenchi rosa e blu

La denuncia arriva all’indomani del corteo del Gay Pride di Roma, (900mila persone per gli organizzatori, 25mila per la Questura: qualcuno, forse, ha preso un colpo di calore mentre contava i partecipanti). «Gli elenchi in rosa ed in blu, oltre essere anacronistici, pongono l’attenzione su un grande tema che avevamo sollevato anche per le scorse elezioni. Costringere le persone trans e non binarie a fare coming out in ambienti non idonei», secondo Marrazzo equivale ad esporre i trans a una non meglio specificata e definita «possibilità di diventare un facile bersaglio di violenza e discriminazione (per la propria identità di genere)». Violenza, a un seggio elettorale, dove la forza-lavoro degli scrutatori e costituita da anziani, donne e studenti. 

L’appello a Lamorgese

Per questo Marrazzo chiede al Ministro Luciana Lamorgese che sia emanata una circolare per porre «fine ai libretti in rosa per le donne ed in azzurro per gli uomini, e che le file siano solo in ordine alfabetico e non divise per genere (maschio femmina), per poter regolamentare le file ai seggi in forma più rispettosa e permettere a tutti e tutte le persone trans di esprimere il proprio voto. Parliamo di una popolazione tra le 100 e le 200 mila persone coinvolte, che anche a queste elezioni non parteciperanno in gran parte». Insomma, per fare contenti i trans (0,1% stimato della popolazione) si dovrebbero mettere in cantina i due generi (gli unici due esistenti e che caratterizzano 60 milioni di italiani) e istituire la fila neutra. Ci pare ragionevole.

Cristina Gauri

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