Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 30 ott – «Cosa fare adesso? Il lockdown totale sarebbe molto semplice, ma potrebbe non risolvere i problemi». Così Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, intervenuto a Piazzapulita fa cadere il «castello di carte» di coloro che invocano il lockdown ritenendolo l’unica cura per frenare le cifre del contagio e far respirare le strutture sanitarie impegnate nella cura dei malati di Covid-19. Chiudere tutti in casa, secondo il professore, non servirebbe a nulla.

Uno studio sui giovani adulti

Piuttosto ritiene utile impedire la trasmissione del virus tra i giovani adulti dai 20 ai 29 anni: «Uno studio che sta per essere pubblicato suggerisce che la fascia d’età più delicata per la trasmissione del virus è quella tra i 20 e i 29 anni, mentre non lo sono le persone fino ai 19 anni». Non bambini o liceali quindi. Ecco perché secondo Remuzzi, le ultime misure applicate dal governo – che azzerano la movida chiudendo alle 18 bar e ristoranti – sebbene gravemente dannose per la nostra economia, potrebbero rivelarsi efficaci: «Si eviteranno quegli assembramenti di giovani soprattutto in tarda serata davanti ai bar. Se fosse veramente così, questa sarebbe una misura importante».

Le tre regole meglio del lockdwon

Il direttore del Negri sottolinea invece l’importanza delle tre regole (distanziamento, mascherina e lavaggio frequente delle mani) ritenendole più efficaci del confinamento su scala nazionale, citando un altro studio pubblicato su Nature Medicine. La ricerca mostra che «se il 95% delle persone negli Usa avesse comportamenti corretti, dal 22 settembre fino alla fine di febbraio si eviterebbero 130 mila morti. E se lo facesse l’85% si risparmierebbero 89 mila morti». Ecco perché «è importante continuare a seguire queste tre regole di base».

Gravissime conseguenze economiche e sociali

Infine Remuzzi ricorda le gravissime conseguenze economiche di un sempre più probabile lockdown: «E poi bisogna calcolare il peso sulla salute dei conflitti sociali e della incapacità di lavorare. Se noi chiediamo alle persone di smettere di lavorare, tantissimi possono chiudere tutte le loro attività, che poi non riprenderanno più, neanche se diamo loro i soldi. Sono decisioni delicate e difficili da prendere».

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta