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Il gasdotto esistente Nord Stream che connette la Russia alla Germania con percorso interamente sottomarino

Bruxelles, 18 dic – Improvvisamente naufragato nelle acque tempestose degli scandali bancari che solo un Parlamento (e un’opinione pubblica) addormentato non trasformeranno in una crisi di governo, gravato dalla sospensione del giudizio sulla manovra finanziaria in deficit, Matteo Renzi cerca di recuperare credibilità sullo scenario nazionale e internazionale riuscendo, se possibile, a peggiorare la situazione. E a creare un danno irreparabile e potenzialmente fatale.

In un percorso a dir poco schizofrenico, solo pochi giorni fa fonti vicine alla presidenza del Consiglio facevano sapere che l’Italia sarebbe stata pronta a ridiscutere il meccanismo di rinnovo automatico delle sanzioni alla Russia, a suo tempo attivate su pressioni americane in relazione alla questione Ucraina. Una mossa che aveva oltremodo irritato il governo tedesco, attribuito di una assoluta fermezza in materia ma che in quanto a doppiezza, per la verità, ha poco da imparare. Se la prima mossa di Renzi poteva essere motivata dalla pressione degli ambienti industriali, penalizzati dal crollo dell’interscambio – calo tendenziale superiore al 20% – la seconda manifesta tutta la sua confusione e forse perfino il panico.

Già mercoledì scorso, alla vigilia del vertice dei capi di stato e di governo dell’Unione europea, il Matteo fiorentino si è scagliato infatti contro la Germania, accusando le imprese tedesche, e di riflesso il relativo governo, di doppiezza in relazione agli accordi siglati con la Russia già nel settembre scorso per il raddoppio del gasdotto del Mare del Nord, il cosiddetto Nord Stream 2, che aggiungerà 55 miliardi di metri cubi all’anno agli stessi volumi già trasportati sempre lungo il corridoio marittimo dalla Russia occidentale alle coste tedesche attraverso l’esistente Nord Stream. Un’accusa – questa – che verte sulla presunta violazione delle norme sanzionatorie, sebbene lo stesso presidente della Commissione Ue Jean-Claude Junker lo abbia recentemente classificato come questione commerciale e non politica.

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I principali gasdotti esistenti che connettono la Russia all’Europa centrale e occidentale. Il Nord Stream 2 seguirà lo stesso percorso del Nord Stream

Fonti vicine alla conferenza di Bruxelles confermano che tra il premier italiano e Angela Merkel siano volate parole grosse sulla questione, con la parte italiana sostenuta da paesi ex-sovietici come Slovacchia, Polonia e gli Stati Baltici, non a caso tutti bypassati dal nuovo gasdotto, la cui motivazione fondamentale è l’aggiramento del collo di bottiglia ucraino da oltre un decennio fonte di tensioni e preoccupazione per la stabilità delle forniture. Altre fonti attribuiscono la posizione renziana al bruciante fallimento del progetto South Stream – il gasdotto che avrebbe dovuto connettere Russia, Italia e resto d’Europa attraverso il corridoio del Mar Nero, bloccato dal veto europeo e – ancora su pressioni americane – specificamente dalla Bulgaria, nonché del successivo progetto alternativo di Turkish Stream, ormai improponibile per ovvie ragioni, col risultato dell’esclusione di Eni e delle controllate SnamSaipem dal gioco dei lucrosi contratti.

Del resto, la stessa Merkel avrebbe fatto notare che in fondo quello che vorrebbe l’Italia è una fetta della torta offerta dal Nord Stream 2 (come è stato in realtà per il Nord Stream). La cronaca si ferma qui, ma queste vicende e soprattutto il caos che le caratterizza testimoniano tutto il peso delle manovre americane motivate dall’ossessione secolare di evitare la costituzione di un asse russo-tedesco che non avrebbe rivali nel mondo, che costituisce anche la principale ragione dell’altrimenti difficilmente spiegabile sostegno di Washington alle petromonarchie oscurantiste del Golfo, e al loro folle disegno di piegare per via terroristica gli Stati sovrani di Siria e Iraq fino alla realizzazione del gasdotto dal Qatar alla Turchia, appunto in chiave anti-russa. Anzi, in chiave anti-asse russo-tedesco. Renzi questo dovrebbe saperlo, così come dovrebbe sapere di chi è la colpa del fallimento del South Stream, e nonostante tutto non ha esitato a rendersi servo zelante dell’impero del caos per un improbabile ritorno d’immagine e di appoggio da parte della declinante potenza d’oltreoceano.

Francesco Meneguzzo

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