Roma, 16 lug – Solleone alle porte, voglia di mare. Secondo una rielaborazione dei propri dati da parte del portale Jetcost – metamotore di ricerca turistico per voli e hotel – i nostri connazionali nel mese di luglio hanno preferito il Belpaese e, in particolare, le sue spiagge. Solo un’italiano su quattro infatti si godrà le vacanze estive al di fuori dello stivale. E tra i tanti che hanno scelto una meta tricolore quasi il 70% non ha resistito al richiamo delle nostre battigie. Se in tal senso Catania è la destinazione più ricercata, in questa speciale classifica la Romagna piazza due località (Riccione e Cesenatico) tra le prime quattro. Terza posizione per Jesolo, l’antica “città dei cavalli” affacciata sulla laguna veneta.

Riccione, la Perla Verde

Riconosciuto come comune autonomo con Regio Decreto del 19 ottobre 1922, Riccione festeggia il centenario della propria autonomia mettendosi quindi alle spalle tutte le altre “concorrenti” locali, comprese Rimini – dalla quale si separò appunto un secolo fa – e Cervia, che al suo interno comprende anche la famosa frazione di Milano Marittima.

Importante snodo già in epoca romana – si trova sulla Flaminia, consolare che congiungeva la città eterna ad Ariminum, da qui lungo la Via Emilia si poteva risalire fino a Milano – sul finire dell’Ottocento iniziano a svilupparsi le prime embrionali forme di turismo. Proprio in questo periodo, e nonostante il contesto di arretratezza economica e sociale, nasce l’idea della città-giardino. Nel 1880 vengono quindi progettate, in prossimità della spiaggia, ville per forestieri. Contestualmente si procede con un importante intervento di piantumazione: l’appellativo di Perla Verde dell’Adriatico è una logica conseguenza.

La spiaggia del Duce

Con la realizzazione degli allacciamenti di acqua, gas e luce fanno capolino nuove strutture alberghiere. Negli anni ‘30 inizia il periodo ruggente di Riccione, diventata in brevissimo tempo palcoscenico internazionale, soprattutto per la presenza fissa dell’intera famiglia Mussolini. Oltre alla vicinanza con la sua Predappio, a far propendere il Duce per il centro romagnolo è sicuramente la doppia anima – pettinata ed elegante ma al contempo popolare, laboriosa e pioneristica – che contraddistingue cittadini e bagnanti, sintetizzando al meglio i caratteri profondi dell’italianità.

Il capo del governo – accolto sempre da una moltitudine di persone – arriva in idrovolante quasi all’improvviso, “scortato” a riva da un semplice moscone. Nonostante il continuo via vai di statisti (come il cancelliere austriaco Dollfuss) e celebrità, l’altra grande protagonista di questo pezzo di storia riccionese è donna Rachele, la quale il 2 luglio del 1934 acquista una villa in disuso dopo un lungo braccio di ferro con la proprietaria socialista.

Villa Mussolini

Situata a pochi metri dalla spiaggia, due piani, tredici stanze e un giardino di quasi 1.500 metri quadrati. Balconata vista mare e l’imprescindibile studio, in quanto il marito era solito lavorare anche in vacanza. Nel 1940, sotto lo sguardo vigile della stessa Rachele, la struttura viene ampliata: un volano per la zona circostante che viene abbellita con aiuole e arredi urbani.

Parzialmente disgregata nell’immediato dopoguerra nel corso degli anni il corpo centrale ha cambiato diverse proprietà – fino agli anni ’80 fu utilizzato per attività commerciali – per poi essere restaurato. Oggi ospita importanti mostre ed eventi, portando ancora il nome (o meglio, il cognome) dell’illustre turista a cui Riccione deve larga parte della propria notorietà. Con buona pace dell’Anpi, che non avendo argomenti migliori da portare nel dibattito pubblico è tornata recentemente alla carica per imporre insensati cambi di denominazione. Nonostante tutto, anche nella (ormai ex) rossa Romagna la volitiva forza della storia vince ancora sulla “cultura” debole della cancellazione.

Marco Battistini

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2 Commenti

  1. Sarà, ma gli anni li porta proprio male! Sfruttata e spremuta peggio di un limone restato ultimo nel frigorifero.

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