L’ernia iatale è una patologia, spesso è causa di reflusso gastroesofageo, condizione caratterizzata da bruciore di stomaco e retrosternale, difficoltà di deglutizione, tosse secca e alitosi. Vero è che, in alcuni casi l’ernia iatale può manifestarsi senza reflusso e, viceversa, il reflusso può non voler dire di soffrire di ernia iatale, ma può essere conseguenza di qualsiasi altro disturbo.

Quando un’ernia è piccola può non causare sintomi, pertanto non è riconoscibile, se non con accertamenti medici casuali richiesti per altre ragioni.

Ernia iatale e non solo: le distinzioni

Le ernie si distinguono essenzialmente in due categorie: riducibili, quando il contenuto rientra in addome e irriducibili: quando accade il contrario. Quest’ultimo caso è legato alla quantità o alla voluminosità dei visceri erniati, ma più frequentemente alle aderenze che si formano tra loro e con le pareti del sacco.

Le ernie si identificano e prendono il nome dalla porta erniaria attraverso cui si sviluppano: l’ernia inguinale, ad esempio, si forma nella regione dell’inguine. Colpisce maggiormente gli uomini ed è la più frequente in assoluto l’ernia più frequente. Si può diagnosticare nella prima infanzia come forma congenita, nell’età adulta e, in questo caso, si parla di ernia da sforzo e in età avanzata, nota come ernia da debolezza.

Seconda come frequenza, l’ernia crurale si forma in regione crurale ed è diffusa soprattutto tra le donne a causa della conformazione del bacino. L’ernia ombelicale invece colpisce l’ombelico e colpisce indistintamente uomini e donne di qualsiasi età, tendenzialmente più presente tra persone obese ed in presenza di ascite.

Lungo la linea mediana dell’addome si forma l’ernia epigastrica, mentre l’ernia laparocele o incisionale si sviluppa in corrispondenza della cicatrice di una pregressa ferita chirurgica sulla parete addominale; in questo caso si parla di laparocele o di ernia post-laparotomica.

Più rare, ma pur sempre di possibile formazione l’ernia di Spigelio o semilunare, disposta lateralmente al muscolo retto al muscolo retto dell’addome nel punto in cui i vasi epigastrici incontrano la cosiddetta linea semilunare di Spigelio. Infine, l’ernia lombare e l’ernia otturatoria, che riguarda il forame otturatorio, alla radice della coscia.

Come trattare l’ernia ed in particolare l’ernia iatale

Per liberarsi definitivamente dell’ernia iatale e di qualsiasi altra forma di ernia, la soluzione è da sempre l’intervento chirurgico, la cui esecuzione dipende dalla grandezza e dalla localizzazione dell’ernia. A ciò si aggiungono altre variabili come le condizioni di salute del paziente, l’età, il rischio dovuto all’anestesia e l’esperienza del chirurgo. Pertanto, è importante affidarsi a strutture preposte a questo tipo di patologia; a tal proposito qualche informazione dettagliata è possibile reperirla sul sito: www.erniaroma.it

Esistono due metodologie chirurgiche per risolvere problemi di ernia: la riparazione open e quella laparoscopica. La riparazione open, che è la più diffusa, è costituita da un’incisione nella sede dell’ernia. Si utilizza una rete di solito in polipropilene, suturata ai tessuti circostanti, dove è inserito spesso un “tappo” dello stesso materiale per proteggere maggiormente la parete addominale. La riparazione senza rete, pratica quasi abbandonata del tutto, è prevista in casi particolari dove si deve riparare un’ernia strangolata, infetta o in caso di ernie in età pediatrica. Essendo un intervento chirurgico, l’anestesia è obbligatoria, però si può valutare di eseguire l’operazione in anestesia locale, epidurale o meno spesso in anestesia generale.

La tecnica chirurgica mediante riparazione laparoscopica ha subito negli anni molte evoluzioni. Si tratta di una procedura rivolta a specifiche indicazioni, dove il chirurgo, attraverso piccole incisioni della parete addominale, fa penetrare alcuni strumenti all’interno della cavità grazie al supporto di una piccola telecamera. Questo permette di intervenire in maniera precisa nel processo di riparazione dell’ernia attraverso una rete. Rispetto all’intervento chirurgico, la riparazione laparoscopica permette un ritorno più veloce alle normali attività quotidiane, anche se non sussiste alcuna differenza in termini di risultati a lungo termine rispetto all’intervento chirurgico “open”.

Quando è possibile il trattamento non-chirurgico

Pur avendo confermato che l’ernia in generale debba essere trattata attraverso un intervento chirurgico, in caso di ernia non sintomatica, su un paziente selezionato, a volte può essere utile osservare un trattamento non-chirurgico. Ciononostante, il consiglio è comunque quello di evitare l’utilizzo di cinti o altri dispositivi contenitivi che potrebbero causare inavvertitamente una fibrosi dei tessuti rendendo un eventuale e successivo trattamento chirurgico più complicato.

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