Livorno, 10 nov — Chiede il permesso di soggiorno per motivi umanitari ma è ricercato per omicidio: finisce in manette un 19enne pachistano a Livorno. Le navi delle Ong hanno rialzato la cresta riprendendo a traghettare senza sosta immigrati dalle coste africane ai porti Italiani, la Francia senza vergogna sospende l’accoglienza di 3.500 immigrati verso l’Italia invitando i Paesi europei a boicottarci. Si riversa entro i nostri confini un fiume di clandestini, profughi, richiedenti asilo, immigrati economici, categorie diversissime tra loro e a cui conseguono riconoscimenti giuridici diversificati, messi tutti indistintamente nel calderone da una sinistra buonista e mondialista che dimostra di nutrire più di un interesse dietro questi sbarchi.

In manette pachistano ricercato per omicidio

Mentre però tutta l’attenzione — e spesso il pathos emotivo, quasi pornografico, di teatrini e manifestazioni varie — sono concentrati sulla dinamica degli sbarchi, ci si interroga molto meno su cosa avviene dopo che tali sbarchi vengono effettuati. Cosa ne è di queste persone «accolte», o meglio a dirsi lasciate libere di girovagare per il Paese in barba a documenti, autorizzazioni, trafile burocratiche? Un caso emblematico, e decisamente educativo, ci arriva da Livorno dove la squadra mobile, dando esecuzione a un ordine di arresto internazionale, ha arrestato un pakistano diciannovenne condannato nel suo Paese di provenienza per il gravissimo reato di omicidio.

L’Italia, rifugio per criminali

In Pakistan, il ragazzo è stato riconosciuto colpevole di omicidio aggravato per aver ucciso un suo connazionale, utilizzando un’arma da fuoco e agendo assieme ad altre persone, al culmine di una faida tra gruppi contrapposti. Il diciannovenne aveva fatto perdere le proprie tracce, dandosi precipitosamente alla fuga e abbandonando il Pakistan, trovando rifugio in Italia. Qui, ironia della sorte e preziosa lezione per buonisti e apologeti del diritto umanitario a ogni costo, il ragazzo si era recato in Questura per ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari: in pratica, il ragazzo si riteneva un perseguitato. A seguito della istruttoria amministrativa e dei riscontri effettuati, è emerso il pesante carico: ovvero l’ordine di rintraccio internazionale. Quindi si è proceduto all’arresto e lo si è associato al carcere, in attesa che le autorità pakistane formulino istanza di estradizione.

Cristina Gauri

 

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