Roma, 28 gen — I genitori la picchiavano a sangue, ripetutamente, perché si rifiutava di adottare uno stile di vita conforme all’Islam e insistevano affinché si sposasse con un uomo scelto dalla famiglia: è finito l’incubo della ragazza bengalese che ha denunciato madre e padre, 40 anni lei, 44 lui. Ora sono indagati per maltrattamenti in famiglia e tentata induzione al matrimonio.

Ragazza bengalese picchiata dai parenti, scatta il divieto di avvicinamento 

I carabinieri della Stazione di Roma Ostia hanno eseguito l’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Capitale: per i coniugi è scattato il divieto di avvicinamento e di comunicazione alla persona offesa. Tutto ha inizio dalla denuncia della giovane vittima, una ragazza bengalese residente a Ostia: da lì sono partite le indagini degli investigatori che hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza e da cui sono emerse le condotte vessatorie e di violenza contestate ai genitori della 14enne.

La denuncia

La denuncia risale allo scorso 14 novembre. La ragazzina, nonostante le imposizioni dei parenti preferiva seguire uno stile di vita all’occidentale: quello, cioè, adottato dalle amiche e dalle compagne di classe. Il fratello, in particolar modo, non voleva sentire ragioni: la 14enne doveva portare il velo islamico e sposare un connazionale in Bangladesh. Il padre, si legge nelle carte, «si dimostrava omissivo e connivente». La sua collera l’aveva mandata dritta all’ospedale con un trauma cranico. Una violenza bestiale. A quel punto la vittima si è rivolta ai militari dell’Arma.

Dopo l’ennesimo episodio di violenza a base di pugni, calci, schiaffi la giovane ha deciso di denunciare i familiari. All’ennesimo rifiuto di portare il velo islamico il fratello 17enne l’aveva prima scaraventata contro una parete e poi le aveva sbattuto la testa su un mobile. L’ambulanza del 118, intervenuta prontamente sul posto, l’aveva trasportata all’ospedale Grassi dove i medici le avevano riscontrato un trauma cranico. Dopo qualche ora di osservazione per verificare il suo stato di salute, la 14enne era stata trasferita in una struttura protetta per minori vittime di violenza. «Mi vogliono mandare in Bangladesh», aveva raccontato la ragazza bengalese nel corso della lunga deposizione disseminata di particolari raccapriccianti.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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