Il Primato Nazionale mensile in edicola

Pistoia, 17 nov – Don Biancalani non smette mai di stupire. Dopo i post pro-invasione su facebook, le feste in piscina con i clandestini e perfino la “Pizzeria dal rifugiato“, il parroco di Vicofaro a Pistoia torna di nuovo alla ribalta. Questa volta però per un caso di droga.



La Squadra Mobile della città toscana ha infatti arrestato uno degli ospiti del centro di accoglienza gestito dal parrocco pistoiese. L’accusa? Spaccio di sostanze stupefacenti. L’arresto è avvenuto in flagranza di reato mentre il giovane, un 21enne originario del Biafra, cedeva una dose di hashish nei giardini della città.

Immediata è scattata la perquisizione del suo alloggio. Gli uomini della Polizia, coordinati dal vice questore Antonio Fusco hanno così rinvenuto un bilancino di precisione e uno strumento per tritare la marijuana: un piccolo laboratorio della droga a poche decine di metri dalla canonica.

Non è la prima volta che il celebre parroco pistoiese finisce agli onori delle cronache: già lo scorso luglio era stato multato (320 euro la sanzione) perché aveva ospitato un immigrato del Ghana senza registrare alcun fascicolo presso la prefettura. Stesso discorso per un altro giovane, anch’egli accolto nella struttura ma che aveva fornito false generalità.

Alla sequela di irregolarità si aggiunge ora la vicenda dello spacciatore. Don Biancalani cerca di gettare acqua sul fuoco: “Nei nostri locali non sono stati trovate sostanze di alcun tipo”, ha spiegato, aggiungendo che “la persona fermata ha una storia di grandi sofferenze” e dunque “accogliere significa farsi carico di situazioni umane di grande fragilità”. Nessuno gli ha spiegato che le emozioni non sono ancora una fonte del diritto?

Nicola Mattei

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

7 Commenti

  1. “… anche se ti capiterà di sbagliare, sappi, io non ti abbandonerò mai perché voi poveri e stranieri siete la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici ” si legge nell’ultimo post social di questo signore che -se non fosse per le foto con gli abiti talari sebbene alternati ad un total Lacoste look- sarebbe davvero difficile chiamarlo “prete”.

    la cosa più imbarazzante della immigrazione forzata degli ultimi 3-4 anni è stata probabilmente quella di avere fornito una sorta di alibi morale (peraltro molto ben remunerato) a delle persone che in altro periodo avrebbero subito una forte censura morale da parte della collettività e non solo;

    calando un velo pietoso per questa passione per l’Africano in quanto tale, che sembra trascendere la caratura di carità cristiana per sublimarsi in una passione molto più terrena, vorrei far notare che in altro ambito una iniziativa come “la pizzeria del rifugiato” avrebbe subito repentinamente la pesante scure della GdF e dell’Ispettorato del lavoro,che in questo pubblicizzatissimo caso,sembrano non accorgersi di evidenti irregolarità fiscali,amministrative e del Diritto del lavoro.

Commenta